Roma, 1 giu – Alla fine, dopo ben 88 giorni trascorsi dal voto del 4 marzo – la crisi politica più lunga della storia repubblicana – è nato il governo giallo-verde, con il professor Giuseppe Conte confermato premier. A decidersi è stato il leader della Lega Matteo Salvini, fino all’ultimo convinto che gli conveniva tornare al voto. Ma rifiutare l’offerta del leader dei 5 Stelle Luigi Di Maio, tornato sui suoi passi dopo aver ritirato l’impeachment contro il Presidente Sergio Mattarella, avrebbe avuto conseguenze pesanti per la Lega, e soprattutto per lo stesso Salvini. Sì perché non trovare l’accordo di governo con i 5 Stelle per portare l’Italia al voto anticipato (per fare il pieno di consensi, sondaggi alla mano) avrebbe significato una cosa: le ambizioni del leader della Lega vengono prima del bene degli italiani, ossia un governo politico da fare subito. A quanto pare poi ci si sono messi anche gli imprenditori del Nord e del Nord-est, ossia la base della Lega (con in testa il governatore veneto Luca Zaia): meglio andare a governare, mettere in pratica il programma, invece che tuffarsi subito in una campagna elettorale dai toni inevitabilmente aspri, più “anti” che “pro”, insomma.
E allora Salvini ha detto sì al governo. Anche se dopo il “tira e molla” con Fratelli d’Italia, che aveva dato la disponibilità a sostenere l’esecutivo giallo-verde (in cambio di qualche poltrona) ma che ha subito il veto dei 5 Stelle, restando fuori dai giochi e annunciando quindi l’astensione sulla fiducia, i numeri al Senato sono un po’ risicati.
Ancora più complicati i rapporti con l’altro alleato della Lega nel centrodestra, ossia Forza Italia, che annuncia opposizione dura (anche se poi a guardare bene, il ministro dell’Economia Giovanni Tria è considerato vicino a Renato Brunetta). Intanto, in una telefonata con Salvini, Silvio Berlusconi ha espresso apprezzamenti per il governo e per il montiano Enzo Moavero Milanesi agli Esteri (imposto dal Colle). Il Cavaliere è contento che non si torni al voto e il leader della Lega ha confermato il patto del centrodestra: “È un patrimonio da tutelare. Nonostante tu sarai all’opposizione e io al governo l’alleanza continua…”
E così, ieri sera, dopo un vertice fiume di quattro ore per spartirsi i ministeri, Di Maio e Salvini annunciano: “Ci sono le condizioni per un esecutivo politico“. Intorno alle 22 il professor Conte è al Colle, accetta l’incarico e presenta la lista dei ministri: “Lavoreremo con determinazione per migliorare le condizioni di vita di tutti gli italiani“, afferma. Dopo di che anche Mattarella, visibilmente meno teso, ringrazia tutti e dichiara: “Si è concluso un itinerario complesso, buon lavoro a tutti“.
Il giuramento ci sarà oggi alle 16. Ma vediamo quali sono i “numeri” dell’esecutivo Lega-M5S. In tutto 18 ministri, escluso il premier. Le donne sono cinque, nove i ministri 5 Stelle, sei i leghisti, tre i tecnici.
Nel dettaglio, sono queste le posizioni chiave dell’esecutivo: all’Economia, come abbiamo detto, il professor Giovanni Tria, presidente della Scuola nazionale dell’amministrazione e professore ordinario di economia politica all’università di Tor Vergata; agli Esteri, lo ripetiamo, Moavero Milanesi, a capo della Farnesina già nel governo Monti e in quello Letta; per l’economista Paolo Savona – l’uomo-simbolo dell’impostazione politico economica del governo – il dicastero delle Politiche comunitarie, ossia dei rapporti con l’Ue. Alla Difesa va Elisabetta Trenta, in quota M5S. Come previsto ormai da settimane, a Matteo Salvini andrà il ministero dell’Interno, cabina di regia per sicurezza e immigrazione, due cardini del programma leghista. A Luigi Di Maio il Lavoro e lo Sviluppo economico, un super ministero per fare il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei pentastellati. I due leader sono anche vicepresidenti del Consiglio. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio: il braccio destro di Salvini, Giancarlo Giorgetti, un po’ il Gianni Letta del governo giallo-verde.
Nel dettaglio, ecco gli altri ministri: Giustizia: Alfonso Bonafede (M5S). Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta: Riccardo Fraccaro (M5S). Pubblica amministrazione: Giulia Bongiorno (Lega). Affari regionali: Erika Stefani (Lega). Sud: Barbara Lezzi (M5S). Famiglia e disabili: Lorenzo Fontana (Lega). Politiche agricole: Gian Marco Centinaio (Lega). Infrastrutture: Danilo Toninelli (M5S). Istruzione: Marco Bussetti (Lega). Beni culturali: Alberto Bonisoli (M5S). Salute: Giulia Grillo (M5S). All’Ambiente: il comandante della Regione Campania dei Carabinieri Forestali Sergio Costa.
Come è noto, il premier, la figura “terza” scelta da Lega e 5 Stelle, è un giurista senza alcuna esperienza politica. Appare evidente quindi che il governo sarà guidato dalla coppia Salvini-Di Maio, in un equilibrio di poteri tale che dovrebbe permettere a entrambi di fare quello che hanno promesso agli elettori. Staremo a vedere.
Adolfo Spezzaferro

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