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fulmineRoma, 31 ago – Il mese di settembre nell’antica Roma era sicuramente dedicato a Giove, come testimonia la festività principale ovvero i Ludi Romani, dedicati proprio al Dio. Inoltre il 13 del mese si celebrava, oltre alla festa della triade capitolina, l’anniversario della dedica del tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio. Una delle caratteristiche principali di Giove in questo mese è proprio quella del Dio che presiede al cambiamento repentino, come testimonia specificatamente uno dei suoi attributi più noti presso tutte le genti di origine indoeuropea: quello di Giove Tonante.

È caratteristica precipua di Giove il manifestarsi all’improvviso, qualora fossero creati i presupposti, per cambiar, in un volger di un baleno, le sorti e gli equilibri. Quello che oggi definiremmo un evento miracoloso. Non a caso Juppiter, nel suo aspetto naturalistico, viene identificato con la folgore, proprio a sottolinearne la immediatezza del suo intervento. Giove è anche la pioggia, Giove Pluvio, ma a nostro avviso sarebbe meglio dire “l’acquazzone” improvviso. Ben conoscono questa caratteristica coloro che, abituati a coltivare la vigna, temono il manifestarsi di piogge improvvise che potrebbero danneggiare il raccolto, soprattutto se queste si trasformano poi in grandine. Anche la vendemmia non a caso era dedicata a Giove, sicuramente per le caratteristiche della pianta e del suo frutto (uva e vino). Infatti la vite, nel ciclo annuale di vita, cambia completamente: da che sembra quasi morta in inverno, fino ad arrivare al massimo della sua espressione proprio in questo periodo, con l’uva ormai matura. Allo stesso modo come il vino, dopo la spremitura dei grappoli, sembra essere un liquido inerte, al contrario continuerà a bollire e ad evolvere all’interno delle botti o delle damigiane, durante il lungo inverno prima dell’imbottigliamento primaverile.

Meglio aiuta a capire il fulmineo intervento, la testimonianza di Livio, che racconta di quando i Romani conferirono a Giove l’attributo di Stator, a seguito del suo intervento risolutore nell’imminenza della disfatta contro i Sabini di Tito Tazio . “Giove! – dice Romolo levando le armi al cielo, mentre la massa dei soldati in fuga l’ha già trascinato fino alla porta del Palatino – per ordine dei tuoi uccelli io gettai qui, sul Palatino, le prime fondamenta della città (…) O Padre degli Dei e degli uomini, allontana di qui, almeno, i nemici, libera i Romani del panico e ferma la loro fuga vergognosa”. Al termine della preghiera, come se avesse avuto la sensazione di essere stato esaudito, disse: “Qui, o Romani, Giove Ottimo Massimo vi ordina di fermarvi e di ricominciare a combattere”. E i Romani si fermarono, proprio come se stessero obbedendo a un ordine piovuto dal cielo. Romolo in persona si lancia nelle prime file”. L’effetto è immediato! Mediante un intervento non fisico ma per un inesplicabile mutamento degli animi, Giove trasforma i fuggiaschi in eroi e conferisce loro il sopravvento.

E’ necessaria questa volontà di rinnovare i nostri legami con il sacro, soprattutto all’interno delle battaglie più aspre e dure per la sopravvivenza della nostra civiltà: innanzitutto, da un punto di vista spirituale, l’imminente autunno, sancito dall’equinozio, ricorda all’uomo come lo sguardo si debba volgere, progressivamente, al proprio interno, in armonia con il ritrarsi della natura e per prepararsi degnamente ad affrontare il passaggio del solstizio d’inverno. Ma allo stesso tempo è necessario trasmettere, attraverso l’azione, agli uomini intorno a noi, soprattutto ai dubbiosi, agli incerti o agli sfiduciati, l’assoluta certezza dell’avanzata inarrestabile delle nostre legioni che combattono sotto il simbolo del Fulmine (cerchiato) e che le condurrà alla Vittoria.

Marzio Boni

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3 Commenti

  1. Articolo molto interessante, e lodevole soprattutto la parte finale. La ricerca del proprio equilibrio interiore e la presa di coscienza della propria forza è la chiave per poter ergersi dinnanzi al mondo a cuore impavido e senza paura. Quella stessa paura che attanaglia i popoli ed è la prima causa dell’impoverimento morale e sociale di questa società moderna. Dobbiamo conoscere la storia, conoscere noi stessi. E come una legione di eroi prendere le redini del futuro della nostra nazione.

  2. ” …E’ necessaria questa volontà di rinnovare i nostri legami con il sacro…da un punto di vista spirituale….”
    Marzio Boni ma poi come l’applica questo “rinnovamento” a livello operativo di tutti i giorni, liturgie, preghiere, cosa? perchè altrimenti rimane solo uno scenario che si prospetta ed è in apparenza una sorta di mondo magico, fatato nel concepire un’idea del divino, molto sentimentale o romanzato come la lettura di un fumetto della Marvel.

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