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Roma, 14 gen – La decisione di silenziare Donald Trump su Twitter sospendendo definitivamente il suo account personale è stata una scelta “giusta”, ma rappresenta un “fallimento” e costituisce un “precedente pericoloso”. Questa supercazzola in piena regola è stata twittata Jack Dorsey, Ceo e fondatore della piattaforma, che ha dichiarato di “non festeggiare né andare fiero” di aver messo “al bando @realDonaldTrump” dopo i fatti di Capitol Hill.



Twitter riconosce che censurare Trump è sbagliato…ma lo censura lo stesso

Dorsey riconosce che la mossa censoria è “un fallimento da parte nostra nel promuovere un discorso sano” e l’avere preso questa decisione “frammenta il discorso pubblico”. “Ci dividono, limitano il potenziale per chiarirsi, riscattarsi, per imparare. E costituiscono un precedente che ritengo pericoloso: il potere che un individuo o un’azienda ha su una parte del discorso pubblico globale”. Potere che Dorsey non si è fatto alcuno scrupolo di usare, mettendo il bavaglio all’uomo più potente del mondo, che sebbene abbia perso le elezioni rimane votato da quasi la metà della popolazione degli Stati Uniti d’America. Potere che, di fatto, è stato esercitato congiuntamente da tutti i colossi del Big Tech per spegnere la voce in controcanto del dibattito politico mondiale.

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“Se le persone non sono d’accordo con le nostre regole possono semplicemente rivolgersi a un altro servizio”, ma ammette che “la settimana scorsa un certo numero di fornitori di strumenti Internet fondamentali hanno deciso di non ospitare più quello che ritenevano pericoloso”.

Dorsey nega che vi sia un cartello di piattaforme coalizzate contro Trump

A questo proposito il Ceo di Twitter nega che vi sia stato una qualche forma di coordinamento organico al cartello dei Big Tech nell’epurazione di Trump dal mondo social: “Più probabilmente le società sono arrivate alle proprie conclusioni”. E, insiste, “dobbiamo tutti esaminare le contraddizioni della nostra politica e della sua attuazione, dobbiamo pensare a come il nostro servizio possa incentivare follie e danni, c’è bisogno di maggiore trasparenza nelle nostre operazioni di moderazione” dei contenuti per un Internet “libero e aperto”. Avremmo voluto vedere Dorsey preoccupato di non incentivare follie e danni anche quando le orde del Black lives matter mettevano a ferro a fuoco le città degli Stati Uniti.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. ma davvero,Dorsey?
    non ti eri reso conto che siete un pericolo?

    credimi…
    da questa storia in avanti,MOLTISSIMI si sono resi conto che i social media hanno troppo potere sganciato dal controllo.

    un politico in qualche modo deve rendere conto ai suoi cittadini,del suo operato…
    a meno che non sia un dittatore.

    i social media hanno una platea di utilizzatori che ormai oltrepassa i 4 miliardi di utilizzatori vari…
    concentrati in poche mani e senza NESSUNA REGOLA che non si siano dati da soli.
    ergo possono influenzare la gente…
    anzi,dirigerla senza che se ne renda conto:
    e non occorrono gesti eclatanti come quello di queste settimane:
    bastano le loro policy che tagliano il dissenso,
    limitano la replica,
    tolgono visibilità,
    o censurano direttamente,contando sulla pigrizia mentale della gente.

    NESSUNO su questo pianeta ha mai avuto in mano un dominio tanto vasto…e
    NESSUNO deve averlo,o ci ritroveremo tutti quanti schiavi in pochi decenni.

    credo che finalmente molti si stanno rendendo conto di quanto sia pericoloso
    lasciare il controllo di piattaforme del genere in mano a privati o governi.
    e per la prima volta,credo che anche la politica ha finalmente capito:

    e nei prossimi anni,ci saranno delle conseguenze…
    e nemmeno di trump,ma di tutti i politici:

    mi aspetto come minimo lo smembramento di tutti i social media sopra una certa quota di
    follower o aderenti…in modo da limitarne il potere di influenza,cedendo ad altre piattaforme
    parte dei loro associati.
    piattaforme che dovranno obbligatoriamente essere totalmente INDIPENDENTI le une dalle altre,con divieto di condivisione dei dati e con un limite massimo di pochi milioni di follower:
    solo cosi si preserva la varietà di opinioni
    e la libertà di parola per tutti…
    anche quelli che ad un governo,un social media o a una multinazionale,
    non piacciono.

    quindi se io fossi nei politici,PRETENDEREI che ogni social media del pianeta,DIMINUISSE la sua quota di mercato globale ad un ventesimo o un cinquantesimo,
    pena la chiusura forzata della piattaforma e la rimozione totale del software dalla rete,
    uniti magari a multe miliardarie e anni di galera per chi non si metta sull’attenti all’istante.

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