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Roma, 4 mar – “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Ma lui gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo”. Così l’evangelista Marco racconta la replica di Gesù a un tale che lo rincorse e si inginocchiò di fronte a lui. Un episodio carico di significati, un monito per tutti coloro che finiscono per riempirsi la bocca di frasi fatte e, appunto, di presunte buone intenzioni. Eppure il figliol prodigo del Pd Walter Veltroni è convinto che “nel buio di oggi i buoni sentimenti sono rivoluzionari”.

Gaber avrebbe detto al contrario che la bontà è la rappresentazione plastica del pensiero unico dominante, “il potere dei più buoni che un domani può venir buono per le elezioni”. Nel presentare “C’è tempo”, il suo primo film da regista dopo una serie di avvincenti documentari che per anticipare il tempo degli sbadigli sono finiti nel dimenticatoio prima di essere proiettati al cinema, l’ex leader del partito più buono d’Italia ha spiegato che d’altronde da lui nessuno si potrebbe aspettare qualcosa di forte: “Sono fatto così, non avrei certo potuto fare un film splatter”.

Banale ma onesto, d’altronde al massimo da Veltroni uno si aspetta la parodia avvilente di una parodia capolavoro come Frankenstein Junior. Non fosse che in verità è una carta che si è già giocato a suo tempo. Ma visto che “c’è tempo”, diamogli fiducia. Bruciatosi in partenza copiando goffamente lo slogan elettorale al vincente Obama, il perdente Veltroni appare sempre convinto che qualcosa si possa fare. Cosa non è dato sapere, d’altronde sarebbe come chiedere a un qualunque esponente del Pd di lanciare una proposta politica piuttosto che passare il tempo a stroncare quelle degli altri.

L’ex sindaco di Roma però non si scoraggia e dopo le primarie di ieri, promosse in omnia media come una straordinaria svolta per un partito che fatica persino a convincere i vegliardi del Mugello, vede “una nuova luce” nel Pd. Ora, in attesa che qualcuno decida sul serio di assistere a un lampo di noia annunciata nelle sale cinematografiche, Veltroni coglie l’occasione per dirci che “non tornerà a ruoli attivi nel partito”.

E dire che noi avevamo quasi nostalgia di quei buoni sentimenti urlati con la voce sommessa. Almeno sembravano spontanei, invece dal novello regista siamo passati al fratello di un attore. Neanche cuochi, direbbe il conte Mascetti. Con questo trionfo del buonismo toccherà insomma sorbirci l’ultima sconfitta del rimasuglio di sinistra conficcato nei meandri del Pd: la perdita della tenerezza.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Miserabile comunistoide, ha ridotto Roma una cloaca ed ancora straparla………. Ma di negroidi africani spacciatori in casa non ne ha ospitato nemmeno uno………..non sarà mica razzista…….inadeguato comunista arricchito, raccomandato ed incapace.

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