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“Woke? Meglio i comunisti”: il libro di Giovanni Sallusti sull’estinzione politica della sinistra

by Stelio Fergola
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woke comunisti

Roma, 6 mar –  I woke peggio dei comunisti, dice il direttore di Radio Libertà Giovanni Sallusti, in un pezzo pubblicato sull’edizione cartacea della Verità. Che riflette l’ultimo libro del giornalista, dal titolo inequivocabile: “Mi mancano i vecchi comunisti”.

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Il woke nuovo comunismo: “Era meglio Marx”

La sinistra woke, per Sallusti, si caratterizza anzitutto per l’oicofobia, citando il pensatore britannico Roger Scruton. Ovvero l’odio di sé, come popolo e cultura. E citando anche uno degli idoli della sinistra attuale, Carola Rackete, alla quale venne posta una domanda semplicissima: “C’è un posto nel mondo che lei chiama casa?”. Quesito al quale venne risposto in modo altrettanto semplice e diretto: “No”. Per Sallusti, il comunista del passato poteva essere tante cose (liberticida, anti-spirituale) ma mai oicofobico. Non poteva esserlo a causa dell’hegelismo perdurante dello stesso Karl Marx, il quale hegeliano ci rimane tutta la sua vita, nonostante le critiche al “maestro” (con tutte le virgolette del caso).  Il vecchio comunista alimentava molte forzature per far tornare i conti del marxismo. Su tutte, il percepirsi come l’espressione massima della cultura europea, colui che aveva compreso la via giusta. Ma, per citare Sallusti, “non si sarebbe mai sognato di sbaraccare la cultura occidentale, anzi presentava il comunismo come la sua raggiunta perfezione”.

Rossi? No, fucsia. Venuto pure male

Difficile non dare ragione a Sallusti, perché il tema ogni tanto va rimarcato. Spesso li chiamiamo per semplificare “rossi”, ma di rosso non hanno nulla. Al massimo fucsia. Sbiadito e pure brutto. Con niente del rigore politico e ideologico dei marxisti. Insomma, sono dei buffoni ben peggiori. I centri sociali sono la massima espressione di questo imbarazzo: anti-Italia, anti-capitalisti per finta, anti-tutto. E noi, che non siamo diplomatici come Sallusti, lo diciamo tranquillamente. Il marxismo è stata un’eccellente prova di analisi del capitalismo ottocentesco, poi si è perso in una serie di equivoci e applicazioni completamente sballate della realtà. Ma per lo meno c’era un’evoluzione culturale e soprattutto delle idee, criticabili quanto si vuole, ma presenti e salde. Queste non sono neanche idee. Sono lo sbraito insostenibile di un desiderio di dominio e totale sovvertimento dell’essere umano. Con in più l’aggravante di spacciarsi per “anti-capitalisti”, “filostatalitsti” e racconti da dementi a cui possono credere solo i dementi. Un libro come quello di Sallusti da questo punto di vista è essenziale per rafforzare il grande inganno della “sinistra sociale”, una balla di cui si sono ormai accorti in parecchi, ma ancora troppo resistente a livello immaginifico: occorre procedere con la scure senza pietà per cancellarne anche i residui. Sì, dei woke erano decisamente meglio i comunisti. E non c’è paragone.

Stelio Fergola

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