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New York, 28 nov – Lo sloveno Slavoj Žižek, nato a Lubiana nel 1949, è una delle popstar più in voga della filosofia attuale. Studioso di Hegel, Marx e Lacan, dissidente di Tito negli anni che furono, definitosi “leninista”, una volta addirittura “fascista di sinistra”, a Žižek è però rimasta addosso soprattutto l’etichetta che gli diede The New Republic, rivista patinata della sinistra liberal, cioè quella di “filosofo più pericoloso dell’Occidente”.



Žižek è stato anche ospite da Fabio Fazio a Che tempo che fa, il salotto buono della televisione radical chic, tanto che la popstar filosofica nostrana Diego Fusaro ci ha visto del marcio: «La sua funzione ideologica, in apparenza oppositiva, è in realtà immancabilmente rassicurante. Žižek si assume il compito della critica per disinnescarla, addomesticandola e finendo, così, per riproporre il collaudato schema dell’intrasformabilità dell’esistente, nella forma di una spettacolarizzazione (nel caso di Žižek, anche assai pacchiana e postmoderna) della critica e del messaggio di Marx».

Sia come sia, resta però incontestabile che Žižek ha costruito il suo personaggio a forza di provocazioni. L’ultima in ordine di tempo ci arriva dalle colonne dell’Indipendent, su cui il filosofo sloveno esorta la sinistra dura e pura di Bernie Sanders (l’avversario della sinistra globalista di Hillary Clinton) a condividere le battaglie dell’Alt-right, la “destra alternativa” americana capitanata da Steve Bannon e sostenitrice di Donald Trump. Secondo l’analisi di Žižek, infatti, la lotta di classe starebbe tornando d’attualità, polarizzando la società tra l’alto (i ricchi benpensanti) e il basso (i poveri bistrattati): «La lotta di classe ha luogo sempre meno tra i partiti politici e sempre più all’interno di ogni grande soggetto partitico».

Urgerebbe dunque far fronte comune in chiave anticapitalista: bisogna unire, da una parte, quegli ambienti del Partito democratico che rifiutano la narrazione globalista e, dall’altra, il populismo di destra che combatte contro la “normalizzazione” di Trump. Žižek si rivolge in primo luogo alla sinistra: «Se un patto tra Sanders e Bannon è da escludersi per ovvi motivi, un elemento-chiave della strategia di sinistra dovrebbe essere quello di trarre vantaggio – senza scrupoli – dalle divisioni nel campo nemico e, pertanto, di sostenere i seguaci di Bannon». I destinatari dell’appello raccoglieranno la sfida oppure questa resterà solo l’ennesima provocazione di un filosofo “irregolare” sulla cresta dell’onda?

Elena Sempione

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