Roma, 15 ott – Dalle conquiste romane alle mire sul mar Mediterraneo e sull’Oceano Indiano, dal Vallo di Adriano ai segreti del panfilo Britannia. Spesso divergenti, i destini di Italia e Gran Bretagna si sono incrociati più volte nel corso della storia. Anche per quanto riguarda il pallone: agli inizi del secolo scorso ad esempio, la creazione del sistema calcistico nazionale è stato “propiziato” dalle contaminazioni albioniche – tra le squadre ancora in attività ricordiamo le fondazioni di Genoa, Milan, Palermo e Messina. Ma non solo: “al contrario” il richiamo italico ha infatti influenzato i primi soci del Nottingham Forest, squadra di Robin Hood. La terza compagine professionistica più antica del mondo indossa, fin dal principio, il rosso delle giubbe garibaldine.

L’eroe dei due mondi

E dire che l’eroe dei due mondi non ha mai messo piede nei dintorni della foresta di Sherwood. Sappiamo tutt’al più di un suo trionfale passaggio a Londra nel 1864, anno precedente alla nascita dei Tricky Trees. In quel periodo l’eco delle imprese dei mille aveva evidentemente travalicato la terraferma del continente, i quindici soci omaggiavano così l’uomo che fece l’Italia. A proposito di intrecci: verso fine secolo proprio da Nottingham partì in direzione Torino Herbert Kilpin. Il tecnico tessile, una volta giunto nel vicino capoluogo lombardo, contribuì a dare vita al Milan, del quale scelse i colori. Nero e (semplice coincidenza?) rosso. Dall’altra sponda del Trent arrivò successivamente – sempre in Piemonte – un carico di maglie a strisce bianconere. L’ancora più antico Notts County aveva appena fornito alla Juventus quella che diventerà la maglia più vincente del calcio italiano.

Campioni d’Europa

Ma torniamo al Forest. Nella cui anima convivono quindi il retaggio ribelle e romantico del principe dei ladri con quello spiccatamente rivoluzionario proprio del Leone di Caprera. Famosi per aver “prestato” la particolare tonalità ai cannonieri dell’Arsenal, nonché per l’introduzione nei campi da gioco degli ormai imprescindibili parastinchi, i rossi delle Midlands orientali sono saliti anche sul trono d’Europa.

Unica compagine ad aver vinto più Coppe dei Campioni che campionati, alza il trofeo dalle grandi orecchie per due volte consecutive. Quello che a tutti gli effetti è il triennio d’oro della Nottingham calcistica si apre con la promozione in First Division (l’attuale Premier), vinta l’anno successivo. L’affermazione in patria apre le porte alla massima competizione continentale, conquistata sia nel maggio 1979 (1-0 agli svedesi del Malmö) sia in quello del 1980 – stesso risultato ai danni dall’Amburgo. Ma toccato il punto più alto inizia un lento declino, culminato con la retrocessione in terza serie nel 2005.

Forza Garibaldi

Il resto è storia recente, con gli spareggi di Football League vinti nello scorso maggio e il ritorno dopo 23 stagioni in EPL. Accompagnato da un calciomercato che ha sforato il tetto dei 160 milioni di euro. Nonostante un avvio tutt’altro che entusiasmante, al City Ground sono tornati a respirare aria di grande calcio. I tifosi dal canto loro non dimenticano le origini. Forza Garibaldi è la comunità virtuale creata qualche anno fa dai sostenitori per celebrare al meglio il centocinquantesimo anniversario, avvenuto nel 2015. Una piattaforma tutt’ora utilizzata: come se questo continuo richiamo al grande italiano avesse attirato le attenzioni della Vittoria. Della quale, così come per l’arte pedatoria, conosciamo molto bene la casa.

Marco Battistini

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