Roma, 20 mar – Subito Macedonia poi – si spera, anzi è d’obbligo – una tra Portogallo e Turchia. Da campioni d’Europa ci ritroviamo a giocare gli spareggi per accedere ai prossimi mondiali. Il successo della scorsa estate avrebbe dovuto essere un punto di (ri)partenza dopo anni avari di soddisfazioni. A 9 mesi di distanza – con la qualificazione a Qatar 2022 sfuggita quando era poco più che una pratica da archiviare – sembra sia stato al contrario un punto di arrivo. Da domani sera – per una decina di giorni – il pallone italico penserà solo al Mancio e ai suoi uomini. Noi, giocando d’anticipo, ne parliamo con Sebino Nela, bandiera della vincente Roma anni ‘80, oggi commentatore e opinionista televisivo.

Partiamo proprio dalla vittoriosa notte londinese dell’11 luglio. Cosa è successo alla macchina azzurra?

“Più cose nello stesso periodo, un insieme di cause: l’euforia della vittoria, il piede tolto dall’acceleratore, qualche giocatore sottotono, un pizzico di sfortuna (vedi i rigori sbagliati). Peccato perché gli avversari erano nettamente alla nostra portata. Qualcosa non è andato per il verso giusto ma quando si parla di calcio, e di sport in generale, ci può stare. A questo punto capire le condizioni mentali e fisiche dei convocati farà la differenza”.

Macedonia del Nord sulla carta avversario abbordabile. Ma come abbiamo visto, la palla rotonda lo è per davvero: quali pericoli nasconde questa sfida?

“Non riuscire a fare gol e andare quindi ai supplementari o ai rigori. Bisogna interpretarla come una finale anche se per assurdo potrebbe bastare meno del 100%. Poi però come sempre ci si deve aspettare di tutto, servirà molta attenzione”.

In ottica di una probabile finale contro il Portogallo, peseranno di più le individualità lusitane o un gruppo compatto e collaudato come quello azzurro?

“Dipenderà dal corso della gara, potrebbero valere entrambe le peculiarità. E’ vero, in sfide particolari, in partite tirate, il campione può fare la differenza. Ma tornando per un attimo agli europei sappiamo che gli azzurri – magari senza Cristiano Ronaldo o chissà quale altro calciatore – hanno portato a casa la coppa”.

Fondamentale in una squadra come la nostra che predilige il palleggio, sarà il reparto mediano. Tra titolari e riserve, può essere ancora questo il nostro vero punto di forza contro CR7 e soci?

“Noi siamo una squadra che se la gioca con tutti sul palleggio, abbiamo giocatori di un certo livello con la tecnica giusta per poterlo fare. Ma nel calcio non ci sono molti segreti, il vantaggio si acquisisce nell’uno contro uno che ti permette di andare in superiorità numerica. Tra Italia e Portogallo, che amano giocare nella metà campo avversaria, il rischio può essere proprio quello di impantanarsi nel mezzo. Nulla toglie però che il nostro atteggiamento possa cambiare, magari impostando la sfida su attesa e ripartenza: il compito del selezionatore è capire quale squadra ha a disposizione in questo momento. Abbiamo comunque buone carte da giocare”.

Parlando di grandi assenti, quanto peserà la mancanza di Chiesa, uno dei pochi capace di saltare l’uomo e di creare superiorità numerica?

“Bisogna fare una distinzione: Chiesa può diventare molto pericoloso quando ha 30/40 metri di campo davanti. Se al contrario si presidia la metà campo avversaria a mio avviso sono preferibili giocatori più tecnici, bravi nel dribbling e nello stretto. Nell’ipotetico 4-3-3 oggi vedo molto bene Berardi, meno Insigne. Dobbiamo in ogni caso farci trovare pronti a ogni evenienza, cambi compresi. Una mancanza pesante sarà sicuramente quella di Spinazzola: punta l’uomo, porta molti palloni in area di rigore avversaria e sa mettere le punte in condizione di rendersi pericolose”.

Gli spareggi sono gare da gestire anche emotivamente. Meglio affidarsi all’esperienza dei veterani o aspettarsi quel qualcosa in più da giovani come Bastoni, Zaniolo, Raspadori e Scamacca?

“I giovani hanno pregi e difetti, ti danno entusiasmo ma a certi livelli le gare vanno interpretate. Molti di questi ragazzi sono comunque in azzurro da tempo, giocano le coppe, conoscono il campo internazionale: non sono poi così inesperti insomma”.

A proposito di attaccanti, il Ciro Immobile “italiano” non sembra essere lo stesso giocatore che vediamo con la casacca della Lazio. Motivi tecnici o limiti caratteriali?

“Limiti caratteriali assolutamente no. Sono anni che gioca in biancazzurro dove è l’unico terminale offensivo, attacca sempre la porta, non trovandosi mai di spalle a quest’ultima. In una nazionale che fa un gran possesso palla per un centravanti con le sue caratteristiche non è così semplice, in quanto si accorciano considerevolmente le distanze”.

Chiudiamo con una battuta sulla serie A. Lontane dall’apertissima corsa scudetto ma in piena lotta per un posto in Europa: cosa ci promette il derby capitolino di oggi?

“C’è Europa ed Europa, la Champions è una cosa, l’Europa League un’altra e al momento la prima sembra questione del gruppo di testa. A Roma il derby è sempre stato molto importante per la gente. Entrambe vengono da un buon periodo: la Lazio forse è più squadra rispetto ai giallorossi che non ti rubano l’occhio a livello tecnico ma non mollano mai. Le due compagini rispecchiano i rispettivi allenatori: sarà di certo una partita combattuta”.

Marco Battistini

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