Roma, 25 set – Filosofia, matematica, astronomia, musica. E perché no, un interesse particolare al più leggero ma pur sempre artistico mondo del pallone. Se Pitagora fosse nostro contemporaneo – e avesse quindi vissuto nei decenni della grande affermazione calcistica – con ogni probabilità avrebbe orientato la propria scuola ad attenzionarsi verso quello che è stato il primo miracolo di Davide Nicola. L’allenatore delle salvezze impossibili ha raggiunto un impensabile traguardo proprio a Crotone.

Una squadra inadeguata?

Quello di avere estati movimentate è un destino comune a pressoché tutte le piccole squadre di Serie A. Tanto più per chi si affaccia per la prima volta in assoluto nel patinato palcoscenico della massima competizione nazionale. Così è stato anche per gli squali calabresi, che nei mesi più caldi del 2016 – a poche settimane dalla storica promozione – hanno salutato il condottiero Ivan Juric (passato al Genoa) e pedine fondamentali come Budimir e Ricci, 27 reti in due.

Arrivato sul Mar Ionio come sostituto perfetto del croato – “la scelta migliore per puntare alla salvezza” secondo le parole di presentazione del patron Vrenna – l’attuale tecnico della Salernitana ha dovuto lavorare alacremente per trasformare una squadra inizialmente inadeguata (6 punti nei primi 15 turni) in un gruppo mentalmente più forte di lacune tecniche e classifiche deficitarie.

A un passo dal baratro

Quel Crotone si è ritrovato 37 volte su 38 in zona retrocessione: al termine della ventinovesima giornata – beffarda sconfitta maturata contro la Fiorentina, l’ennesimo punto svanito allo scadere – la serie B aspetta solo la matematica. Ma mentre l’Empoli sembra ormai irraggiungibile qualcosa cambia, gli ingranaggi del 4-4-2 impostato da Nicola iniziano a girare a dovere. La fase difensiva diventa decisamente più solida, quella offensiva usufruisce di veloci verticalizzazioni e dello stato di grazia di Falcinelli. La punta umbra – che tra aprile e maggio formerà una coppia esplosiva insieme a Trotta – firma le partite della svolta, quelle con Chievo e Inter.

20 punti in 9 gare, 1.300 km in 9 giorni

Alzata le testa e presi i giusti accorgimenti tattici arrivano infatti due vittorie dal notevole peso specifico. Prima il colpo esterno in quel di Verona poi la sorprendente affermazione ai danni dei nerazzurri, con il risultato già in ghiaccio dopo il primo quarto di gara. Nelle restanti sette partite i rossoblu conquistano altri 14 punti, alzando bandiera bianca solamente in casa di una Vecchia Signora in odor di scudetto – conquistato proprio al triplice fischio di Juve-Crotone.

Il teorema della salvezza ora possibile viene logicamente dimostrato “solamente” all’ultima giornata, quando i pitagorici si sbarazzano (3-1) della Lazio. Il successo permette il sorpasso sull’Empoli, caduto sul campo del già retrocesso Palermo. L’allenatore – che manterrà la promessa del “pellegrinaggio” in bici fino a Torino – nella conferenza stampa antecedente la sfida ai capitolini, pochi giorni dopo l’anniversario della strage di Capaci, cita Falcone. “Se le cose sono così, non è detto che debbano andare così. Quando c’è da rimboccarsi le maniche, quando c’è da cambiare, la stragrande maggioranza delle persone preferisce lamentarsi e non fare”. Calcio e lotta serrata alla mafia, due campi neanche lontanamente paragonabili. Ci piace però pensare che proprio l’esempio coraggioso del magistrato siciliano abbia propiziato l’intraprendenza sportiva di Davide Nicola, l‘uomo delle rimonte impensabili.

Marco Battistini

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