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Reggio Emilia, 7 feb – Per anni avevano abusato delle figlie, entrambi minori di dieci anni, per produrre materiale pedopornografico. Oggi sono scattate le manette per due madri, una residente a Terni e una a Reggio Emilia, accusate di aver commesso abusi sessuali sulle bimbe fin dalla più tenera età. Gli arresti sono stati portati a termine dalla polizia postale della Toscana in esecuzione di una misura di custodia cautelare emessa dal gip di Firenze. Si sono aperte le porte del carcere anche per un 40enne residente in Toscana, in provincia di Grosseto, padre di una delle bimbe: sarebbe stato lui il destinatario delle materiale pedopornografico via WhatsApp, ottenuto istigando le due donne.

All’uomo sono stati contestati i reati di pornografia minorile, «per aver divulgato notizie e informazioni finalizzate allo sfruttamento sessuale dei minori di anni 18, prodotto materiale pornografico realizzato con minori di 18 anni, nonché di violenza sessuale nei confronti di minori per aver costretto una persona minore a subire rapporti sessuali». I servizi sociali hanno preso in custodia le due piccole vittime, che sono state portate in luoghi sicuri.

Gli investigatori si erano imbattuti nel caso durante il corso di un’indagine volta a verificare la presenza, sul territorio italiano, di alcuni utenti attivi all’interno di gruppi pedofili presenti sul circuito di messaggistica istantanea Telegram. Lo scorso agosto le forze dell’ordine sono arrivate all’esecuzione di una perquisizione nell’abitazione dell’uomo, successivamente tratto in arresto per aver divulgato e detenuto un ingente quantitativo di materiale pedopornografico. L’uomo era attivo sulle piattaforme Whatsapp e Telegram dove condivideva contenuti pedopornografici e immagini-video di minori intenti al compimento di atti sessuali. L’attività investigativa sotto copertura, delegata dalla procura di Firenze, ha successivamente consentito di individuare alcuni utenti stranieri. L’analisi forense dei contenuti dei supporti informatici sequestrati ha fatto emergere la condotta delle due donne italiane, oggi tratte in arresto.

Cristina Gauri

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