Roma, 7 feb – “Finché non viene tolta l’onorificenza a Tito non ci può essere la nostra adesione”. A dichiararlo è Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani, che ha annunciato così la rinuncia della sua associazione a partecipare alla cerimonia solenne del 10 febbraio in Senato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Finché il maresciallo Josip Broz sarà Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica italiana decorato di Gran Cordone, l’Unione degli Istriani non parteciperà a nessuna subdola cerimonia nei palazzi istituzionali di Roma. Quando qualcuno, che dovrebbe sentire il dovere morale, prima che la responsabilità politica di farlo, revocherà la massima onorificenza dello Stato a chi ha permesso che la Tragedia delle Foibe si avverasse, completandola con la cacciata di 350mila italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia, allora ritorneremo a essere presenti”, ha spiegato Lacota.



Foibe, alla cerimonia “o Tito o noi”

Dopo le polemiche sul seminario organizzato dall’Anpi nella Biblioteca del Senato, ecco il sacrosanto schiaffo del presidente dell’Unione degli Istriani. Lacota ha inoltre fatto presente che “sono più di 200 i familiari delle vittime delle foibe che non hanno ancora fatto domanda di concessione della medaglia prevista dalla legge istitutiva del Giorno del Ricordo e questo perché ritengono un’offesa chiedere il riconoscimento per il sacrificio dei loro cari prima che venga revocata la massima onorificenza italiana a chi è stato mandante politico del loro assassinio”. Dunque l’Unione degli Istriani tornerà a presenziare alle cerimonie ufficiali soltanto quando verrà tolta l’onorificenza a chi ha permesso che la tragedia delle foibe si avverasse.

Di conseguenza l’evento previsto per il 10 febbraio a Palazzo Madama a cui, oltre al Capo di Stato, parteciperanno il presidente del Senato Elisabetta Casellati e quello della Camera Roberto Fico, verrà disertato dalla storica associazione nata nel 1954 su iniziativa dell’avvocato capodistriano Lino Sardos Albertini e di altri esuli. “Non c’é posto a Palazzo Madama, a Montecitorio e al Quirinale per entrambi: o Tito, o l’Unione degli Istriani”, ha tuonato senza giri di parole Massimiliano Lacota.

Eugenio Palazzini

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8 Commenti

  1. questa mi mancava,veramente non sapevo della immonda schifezza di aver decorato (DECORATO !) quel maiale di tito.

    del resto,ad ognuno i suoi,nelle immense parole di Junio Valerio Borghese:

    «In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo.»

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