Roma, 24 mag — Non colpevole: l’allenatore che nei giorni scorsi era stato messo sulla graticola con l’accusa di aver dato uno «schiaffo» a una cestista 17enne nel corso di una partita, è stato «scagionato» pubblicamente dalla stessa atleta. Non si trattava di «botte correttive» perché la ragazza stava sbagliando in campo, ma di un buffetto per darle la carica, una scossa per stimolarla a fare meglio.

Quale schiaffo?

Parola di Benedetta Aghilarre, la giocatrice della Basket Roma finita — suo malgrado — al centro delle polemiche in qualità di «vittima» di Luciano Bongiorno, coach 51enne della squadra. Il suo gesto, ripreso dalle telecamere al PalaSojourner di Rieti nel corso della sfida contro il Panthers Roseto, è diventato virale sui social scatenando le ire di migliaia di utenti che senza uno straccio di contesto — e senza che la ragazza venisse interpellata — si sono affrettati a condannarlo, con la ferocia classica delle invettive da dietro uno schermo.

La versione di Benedetta

Stanca del polverone, desiderosa di mettere a tacere l’inutile polemica che ha gettato discredito su Bongiorno, la ragazza ha deciso di raccontare la propria versione dei fatti sul suo profilo Instagram: «Il mio allenatore ha notato che stavo andando in down, così ha deciso di riaccendermi dandomi una scossa. Mi ha dato una pacca sulla coda, niente di più. Non c’è stato nessun ceffone e nessuno schiaffo, una semplicissima pacca che non ha minimamente sfiorato il mio corpo». Nell’immagine che correda il post, una frase emblematica: «C’è bisogno di ascoltare».

Accuse infondate

Benedetta se la prende con tutti coloro che hanno puntato il dito senza verificare quanto accaduto. Sfogando la propria rabbia social mascherata da volontà di «prendere le difese» della ragazza, che in realtà si sa difendere benissimo da sola. «È facilissimo prendere un titolo e affiancarlo a un video sgranato senza contesto. Avrei preferito essere stata confrontata da tutti coloro che hanno pensato di ‘prendere le mie difese’ quando non c’era alcun problema, però in ogni caso vi ringrazio per l’interesse. Se fino a ieri stavo benissimo e festeggiavo la vittoria, oggi sono emotivamente provata da tutta questa storia. Non credete a tutto ciò che leggete sul web, perché io ancora non ho detto la mia. Mi stringo forte a Luciano, perché il bene vince su tutto».

Poi la dichiarazione di profondo attaccamento nei confronti del signor Luciano: «Il mio allenatore mi conosce da 12 anni, mi ha insegnato il basket e mi ha anche insegnato a vivere. Pensate che è anche stato il mio maestro alle elementari… in realtà è proprio grazie a questo che ho scoperto l’amore per il basket».

Cristina Gauri

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