Roma, 16 apr – Michela Murgia proprio non ce la fa a non rendersi odiosa, è più forte di lei. Sostiene che passa la vita a leggere eppure sembra non aver imparato nulla dalle sue letture. Sì, perché a proposito dell’incendio che ha devastato Notre Dame non solo ha minimizzato senza ritegno ma ha voluto spostare l’attenzione sull’accoglienza e sugli immigrati. In un post su Facebook, la scrittrice (si fa per dire) descrive così la risonanza mediatica internazionale data al rogo di Parigi: “Continuo a leggere frasi enfatiche e catastrofiste, tipo che l’incendio al tetto di Notre Dame (sic!) sarebbe ‘un colpo simbolico al cuore dell’Europa’. Ai millenaristi della capriata evidenzierei che la struttura portante della cattedrale – parole dei pompieri e del ministro preposto, che per fortuna loro non è Toninelli – è integra e Macron ha detto che il tetto sarà ricostruito. Inoltre tutte le opere e le reliquie sono state messe in salvo e non c’è stata alcuna vittima”. E fin qui il post sarebbe soltanto un modo (infelice, a dire il vero) di essere bastian contrari a tutti i costi.


Il pianto immigrazionista

Ma ecco che poi la Murgia svela il suo reale intento: “Se penso che solo tra gennaio e marzo nell’indifferenza europea nel Mediterraneo sono morte 274 persone per mancanza di corridoi umanitari e per la criminalizzazione delle navi civili di soccorso (sta parlando delle Ong in combutta con gli scafisti, ndr), mi viene da dire che ‘il colpo al cuore dell’Europa’ forse lo stiamo guardando dal lato sbagliato“. Insomma, per l’opinionista sarda parlare di “11 Settembre dell’Europa” è “del tutto improprio a descrivere quanto successo”. La vera tragedia è l’Europa che non accoglie.

L’assist di Tpi News

Come se non bastasse, la testata online The Post Internazionale, nota come Tpi News, ha intervistato la Murgia proprio sul suo imprescindibile contributo all’umanità, immortalato sui social, chiedendole: “Lei pensa che ci sia un distacco tra gli intellettuali e il popolo?“. Un assist perfetto per la scrittrice, assolutamente di casa per Tpi, che risponde: “Non c’è un distacco, in Italia non è mai stato così coeso il fronte intellettuale a sostegno dei diritti umani. Non c’è mai stata un’esposizione diretta e un impegno così grande da parte di persone che nella vita scrivono articoli, scrivono libri, fanno film”. Capito? Altro che distacco: gli intellettuali (come lei, si capisce) sono impegnatissimi sul fronte dell’immigrazionismo e dell’accoglienza indiscriminata. Con buona pace di tutti quelli che invece – non avendo come la signora in questione un distacco dalla realtà – mettono in evidenza la portata simbolica della tragedia di Parigi.

La lezione di Heine

Ebbene, visto che si fregia di essere una divoratrice di libri, le suggeriamo non un intero tomo – che le sarebbe fatalmente indigesto – ma un passaggio di Heinrich Heine che chiosa perfettamente la sua opinione sul rogo di Notre Dame: “Un amico mi chiese perché non si costruivano più cattedrali come le gotiche famose, e gli dissi: gli uomini di quei tempi avevano convinzioni; noi moderni, non abbiamo altro che opinioni, e per elevare una cattedrale gotica ci vuole qualcosa di più che un’opinione“.

Adolfo Spezzaferro

7 Commenti

  1. Poveretta lei, è ridotta proprio male (mentalmente).
    Per quanto riguarda poi gli intellettuali (quali sarebbero?) impegnatissimi sul fronte dell’immigrazionismo non mi stancherò mai di fare la solita domanda: perché non incominciano ad ospitare – gratuitamente si intende – un po’ di clandestini nelle loro lussuose dimore, così tanto per dare il buon esempio ai volgarissimi e razzisti plebei come me che sono contrari alle porte aperte a tutti?

  2. Per il bene della patria,da patriota mi sacrifico:
    una notte di sesso con la Murgia!
    Così mollerà un poco di veleno e magari rinsavisce.

  3. Per elevare una cattedralecattedrale gotica ci vuole qualcosa di più di un’ opinione. E anche di milioni di negranti! Aggiungerei io!

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