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Roma, 20 lug – I brutti e cattivi all’opposizione di governo, i sovranisti e i sostenitori del pensiero libero non sono gli unici finiti nel mirino di Shinigami Eyes, l’estensione di Google che colora di rosso i siti e i profili social di chi osteggia le istanze Lgbt: stamattina, infatti, a subire il marchio dalla lettera scarlatta da parte dei gendarmi arcobaleno è toccato anche all’account Twitter del Santo Padre in persona. Il suo nome, ora, per chi naviga con l’estensione accesa, figura scritto in una bella tonalità amaranto – al pari di Salvini, Meloni, Sgarbi e del Primato Nazionale. Non solo: persino il sito della Santa Sede è finito nella lista di proscrizione Lgbt, al pari di un Vittorio Feltri qualsiasi. Provare l’estensione per credere.

Che destino beffardo, quello di Bergoglio. Il Papa progressista per eccellenza travolto dal suo stesso cavallo di battaglia, accusato di transfobia e messo dietro la lavagna web con il leader del Carroccio, il senatore Pillon e Libero. Evidentemente le sue aperture ai gay (da «non si devono “emarginare” le persone omosessuali che devono invece essere integrate nella società» a «chi sono io per giudicare un omosessuale?» per arrivare agli aiuti ai trans di Torvaianica elargiti in piena pandemia tramite il suo elemosiniere) non lo hanno risparmiato dalla gogna multicolore. Il popolo dai mille generi non gli ha evidentemente perdonato la definizione di «colonizzazione ideologica» con cui ha definito la teoria gender, avvertendo dei pericoli di un’eventuale deriva – che ormai sta diventando realtà tangibile – atta a «distruggere alla radice quel progetto creaturale che Dio ha voluto per ciascuno di noi: la diversità, la distinzione». Ma ormai lo sanno anche i sassi: con le lobby liberal-progressiste di ogni risma non è consentito piegarsi fino a un certo punto, perché una volta ottenuto il dito si verranno a prendere prima la mano, poi tutti e quattro gli arti. Non diteci che non vi avevamo avvertito.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. NOI non ci si piega, specie ad una sparuta minoranza, benché istericamente chiassosa. Se fosse così naturale la fluidità di genere o orientamento, o come piffero lo definiscono, ci saremmo già estinti da un pezzo: il disegno é palesemente tutt’altro! Poi ognuno, con sobrietà e rispetto per il prossimo, può grattarsi come più gli gusta…

    • esattamente !!! si facciano tranquillamente gli affari loro ma la smettano di puntare il dito che ormai non frega niente a nessuno della loro deviazione sessuale …. se si sentono diversi è un problema loro facciano terapia ….;-))

  2. Cosa c’e’ di male se due uomini si amano a vicenda e la notte fanno l’amore inculandosi dopo aver adottato un bambino .Si amano

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