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Roma, 13 lug – Paolo Berizzi è il giornalista del momento. A lui si devono le roboanti inchieste contro CasaPound e Lealtà Azione, nonché le accuse di “minaccia” a chi lo invita a un dibattito pubblico. Il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha sanzionato con la censura Paolo Berizzi per aver scritto un articolo, pubblicato su Repubblica, che riporta una notizia falsa. La sanzione risale al 25 luglio 2016 e spiega molto sulle super inchieste di Berizzi sui fascisti rei di non allinearsi al pensiero dominante. Ecco, di seguito, il testo dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia che spiega come Berizzi si sia inventato di sana pianta una notizia.



“In data 18 maggio 2015 l’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha ricevuto una segnalazione dal ……………………….., il quale lamenta la non rispondenza al vero di quanto riportato nell’articolo dal titolo “Il bimbo di quattro anni che fa il saluto fascista: i genitori lo correggano o lo cacceremo dall’asilo” pubblicato a firma Paolo Berizzi su “Repubblica” il 12 maggio 2015. Il sindaco afferma di avere preso contatto con tutte le scuole materne del comune di Cantù per avere riscontro della notizia pubblicata da Paolo Berizzi e di essere sicuro che ………………… non si è mai verificato il fatto descritto da Paolo Berizzi. Il 2 ottobre 2015 l’Ordine dei giornalisti ha trasmesso la segnalazione a questo Consiglio di disciplina il quale, in data 20 aprile 2016, ha aperto contro Paolo Berizzi un procedimento disciplinare per verificare eventuali violazioni delle norme deontologiche che presiedono alla professione di giornalista e in particolare dell’art. 2 della legge professionale e dell’art. l del Testo unico dei doveri del giornalista con riguardo al rispetto della verità sostanziale dei fatti, ai doveri di lealtà e buona fede e al dovere di promuovere la fiducia fra la stampa e i lettori.

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A fronte della segnalazione con cui il …………. sostiene di avere verificato che la notizia pubblicata è falsa, Paolo Berizzi non è riuscito a convincere questo Collegio di avere fatto tutto quanto è richiesto ad un cronista diligente per verificare una notizia prima di pubblicarla. Egli, di fatto, si è basato sulle dichiarazioni rilasciate da una sola persona, dichiarazioni che non hanno avuto alcun tipo di riscontro. Berizzi dice di avere avuto una fonte qualificata di cui però si rifiuta, non solo di fornire il nome, ma anche di indicare la qualifica o il ruolo nella vicenda oggetto dell’articolo. Tuttavia, se anche la misteriosa fonte di Berizzi fosse stata una maestra che lavora nella scuola materna in cui si sono svolti i (pretesi) fatti, il giornalista non avrebbe potuto basarsi solo sulle dichiarazioni di quest’ultima , ma avrebbe dovuto trovare qualche altro elemento di riscontro.

Qui il testo integrale della sanzione.

Alessandro Della Guglia

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7 Commenti

  1. […] Milano,  6 feb – Il ministero dell’Interno ha concesso l’assegnazione della scorta a Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica noto per la sua “devozione” alla causa antifascista (e spesso autore di veri e propri dossier infamanti sui militanti di formazioni politiche da lui definite di “estrema destra”). La ragione? Il giornalista e la sua famiglia avrebbero ricevuto alcune “minacce di morte” a causa delle sue “scottanti” inchieste contro la cosiddetta ultradestra: giova ricordare, tuttavia, che il “prezzemolino” al soldo di De Benedetti ha il “vizietto” di inventarsi di sana pianta le notizie. […]

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