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Roma, 11 feb – “Ohi Fede… però chi glielo dice al giudice” che il bambino “lo mandiamo all’ex brigatista? Io non mi attento” a dirglielo. Così la psicologa Imelda Bonaretti, chiedeva lumi sul da farsi a Federica Anghinolfi, l’ex dirigente dei servizi sociali che rispondeva: “Mica lo sa. E la pena l’ha scontata“. Si tratta di frasi comparse in una chat del maggio 2015 e che sono agli atti dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sugli affidi nella Val d’Enza, come riportato dall’Ansa. Entrambe le donne sono indagate dalla Procura di Reggio Emilia con 26 avvisi di fine indagine, ma quanto emerge dalle ultime intercettazioni è un quadro sempre più inquietante.

Orrori a Bibbiano, chi è l’ex brigatista?

Il Resto del Carlino fa notare che i messaggi via chat estrapolati dai telefoni cellulari sequestrati agli indagati sono tantissimi e stanno dando vita a nuovi filoni di indagine ancora da sviluppare. Chi è l’ex Br a cui psicologa e dirigente dei servizi sociali volevano affidare un bambino? Al momento non si sa, non ci sono riscontri precisi, ma la vicenda potrebbe presto essere chiarito in seguito agli accertamenti del caso. Sta di fatto che Anghinolfi faceva riferimento a lui e non solo, stando a quanto emerso puntava anche a privilegiare l’assunzione di assistenti sociali vittime di abusi. “Cosa ne dici – domandava il dirigente – se nel titolo mettiamo ad esempio… assistente sociale di 35 anni abusata sessualmente dallo zio in età infantile, i genitori non le hanno creduto… si trova a lavorare su una segnalazione informale di una insegnante che le riferisce che una bimba le ha confidato” di aver subito un abuso. Pronta la risposta: “Mi sa molto hard… in due ore non ce la si fa (…) Tu vuoi infilare la parte psicologica personale dentro la professione. (…) Ma secondo me dovremmo metterla giù diversa”.

Un giudice “tonto”

I messaggi via chat però, come detto sopra, sono molti e variegati. Ad esempio le due indagate citano anche un magistrato, parlandone così: “E’ molto tonto. Non intende. Forse una spiegazione tecnica sarebbe auspicabile. Sai tipo quelle relazioni da ctu”, scrive Anghinolfi. Poi emerge di nuovo la convinzione dell’esistenza di una setta di pedofili attiva in Val d’Enza: “Fuori tutto si sta sgretolando per lasciare spazio alla nuova luce che dentro e fuori di noi già si intravede”, scrive sempre Anghinolfi, in questo caso a una dirigente del Comune di Bibbiano. “Affinché tutto questo non crei problemi bisogna assolutamente andare a scuola di silenzio e di stand by… permettete alla vostra terra interna di accogliere il fuoco della trasformazione nella calma più totale… (…) Ho interrotto il mio silenzio perché mi sembrava giusto informarvi dell’ingresso della terra yin cosa che ho sempre fatto…”.

Il sistema Bibbiano

Nonostante quanto emerso dalle indagini, la sinistra continua a ripetere che non esiste un sistema Bibbiano. Peccato che, stando alle intercettazioni riportate su La Verità da Francesco Borgonovo, siano proprio gli assistenti sociali della Val d’Enza a confermarlo. Le operatrici dei servizi parlano infatti tra loro del modo in cui Federica Anghinolfi e Francesco Monopoli, conducono il lavoro. “Hanno messo in piedi un sistema che per cambiare dovrà esplodere e lasciare morti e feriti sulla strada. La Federica per prima, ma subito dopo ci siamo noi”, dice un’assistente. Capito? Si parla esattamente di “sistema”. Una collega poi aggiunge: “Si è alimentata un’idea onnipotente del nostro servizio e questa cosa ha coperto tanti ragionamenti, anche a me per prima”. E ancora “Il fatto che non si venga mai ascoltati quando si dice di tirare il freno, venendo etichettati come negazionisti, è una manipolazione terribile”. Insomma, chi cercava di contrastare certi metodi veniva a sua volta incolpato di nefandezze. “Che si sia dato fastidio a qualcuno è indubbio con tutti questi allontanamenti”, fa notare un’assistente sociale.

Alessandro Della Guglia

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