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Solo 67 neonati ogni 100 decessi: Italia a rischio estinzione. I dati-choc dell’Istat

by Adolfo Spezzaferro
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Roma, 11 feb – L’Italia rischia l’estinzione, nonostante i continui arrivi di immigrati. Per il quinto anno consecutivo continua a diminuire la popolazione: al 1 gennaio 2020 i residenti ammontano a 60 milioni 317 mila, 116 mila in meno su base annua. E’ quanto risulta dagli indicatori demografici 2019 diffusi dall’Istat. E lo spopolamento ovviamente è dovuto alle pochissime nascite. Per cui a fronte di un aumento esponenziale degli anziani (anche grazie alla speranza di vita, che si è allungata di un mese) ci sono sempre meno bambini.

Il ricambio naturale della popolazione italiana appare infatti “sempre più compromesso”. Nel 2019 si registra un saldo naturale pari a -212 mila unità, frutto della differenza tra 435 mila nascite (il dato più basso mai registrato) e 647 mila decessi. Si tratta “del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918“: per ogni 100 residenti morti arrivano soltanto 67 neonati. Dieci anni fa erano 96. Per quei pochi che fanno ancora figli, l’età media al parto ha toccato i 32,1 anni, anche perché nel frattempo la fecondità espressa dalle donne 35-39 enni ha superato quella delle 25-29 enni. Insomma, fanno più figli le donne ultra quarantenni di quanti ne facciano le giovani sotto i 20 anni di età mentre il divario con le 20-24 enni è stato quasi del tutto assorbito.

Aumentano gli immigrati, sono l’8,9% della popolazione

Ora veniamo al dato immigrazione. Al 1 gennaio 2020 gli stranieri residenti in Italia sono 5 milioni 382 mila, in crescita di 123 mila unita’ (+2,3%) rispetto a un anno prima: si tratta dell’8,9% della popolazione complessiva (a fronte dell’8,7% di un anno prima). Nel saldo finale – spiega il report – figurano 220 mila unità in più per effetto delle migrazioni con l’estero, 55 mila in più per effetto della dinamica naturale (63 mila nati stranieri contro appena 8 mila decessi, perché gli immigrati, almeno appena arrivati, i figli li fanno). Le regioni dove è più forte l’incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti sono l’Emilia-Romagna (12,6%), la Lombardia (12,1%) e il Lazio (11,7%). Il peso percentuale della popolazione straniera risulta relativamente più basso nel Mezzogiorno (4,4% contro l’11% del Centro-nord), con picchi minimi in Puglia e Sardegna (3,5%). In totale, fatto pari a 100 il numero di residenti stranieri sul territorio nazionale, 58 risiedono nel Nord (di cui 23 nella sola Lombardia), 25 nel Centro e appena 17 nel Mezzogiorno.

Aumenta il numero di italiani che emigra

Come se non bastasse un quadro così allarmante, ormai consolidato da più rilevazioni Istat, aumenta anche il numero di italiani che emigra. Nel 2019 il saldo migratorio è ancora positivo per 143 mila unità (è la differenza tra 307 mila nuove iscrizioni e 164 mila cancellazioni) ma a fare la differenza sono gli immigrati. Calano gli ingressi di stranieri in Italia: l’anno scorso sono 25 mila in meno rispetto al 2018 e 34 mila in meno sul 2017. La quota di popolazione straniera sul totale è dell’8,9%. Nel flusso con l’estero il problema tuttavia non è rappresentato dalla parte che riguarda gli stranieri, ma gli italiani. Quelli che vanno a vivere all’estero sono superiori a quelli che rientrano: il saldo migratorio degli italiani è negativo per 77 mila unità, mentre quello degli stranieri è positivo per 220 mila unità. Ultimo dato, nonostante si stia spopolando, il Sud presenta una popolazione mediamente più giovane rispetto a quella del Centro-Nord. Gli over 65 hanno un’incidenza del 21,6% contro il 23,9% del Nord e il 23,8% del Centro. Ma è un vantaggio che il Mezzogiorno sta rapidamente perdendo per via della fuga dei giovani verso il Centro-Nord. E’ la cosiddetta migrazione interna.

Il problema è molto serio, soprattutto in virtù del fatto che il governo giallofucsia è più interessato allo ius soli che a proteggere chi italiano lo è già, e a pieno diritto. Ci vorrebbero politiche economiche che rilancino le nascite, difendano le famiglie, tutelino le giovani coppie. Ma a quanto pare a Conte e compagni stanno più a cuore gli immigrati, visto che hanno spalancato i porti alle Ong. Da Paese per vecchi, l’Italia rischia di trasformarsi in un Paese per non italiani.

Adolfo Spezzaferro

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Gian Franco 11 Febbraio 2020 - 2:52

Ma quale calo delle nascite! Sono tutte balle. Spesso le statistiche servono a condizionare le persone, a sovvertire la realtà per fini economici e politici, a far si che i sostenitori terzomondisti continuino a dire che ci vogliono più immigrati perché noi non facciamo più figli oppure a sventagliare lo spauracchio dell’Inps che non riuscirà più a pagare le pensioni e così avranno la scusa di aumentare nuovamente l’età pensionabile facendo un favore solo all’UE, al FMI e a Soros. Nascevano meno bambini alla fine degli anni ’80 ma a quel tempo non c’era alcun allarme. Ma se la notizia fosse anche vera, qual è il problema? Una volta defunta la vecchia generazione presumibilmente più numerosa tutto tornerebbe ad equilibrarsi.

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Fabio Crociato 11 Febbraio 2020 - 8:22

Ma l’ equilibrio, la ciclicità, l’ intuito, il fato…, sono termini sconosciuti?!
Homo faber gonfia il pallone “terra” se sei capace!
Non siamo dei polli anche se così qualcuno vorrebbe…
Comunque, dato che ci siamo, per coerenza che comincino almeno a denunciare l’ indegnità e le conseguenze dell’ “aborto comodo”! A parte le mancate nascite, che valore hanno dato alle possibili future creature?! Bastardi! A nome di un figlio mai nato.

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