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Cremona, 6 ott – Bimbe lolitesche dipinte nell’atto di sgozzare conigli o sedute mentre accolgono un trenino-giocattolo in mezzo alle gambe divaricate, strani omini delle caramelle con la faccia da teschio che offrono lecca lecca a ingenue ragazzine, piccole ritratte in pose da dominatrici mentre sottomettono un pinocchio con frustino e guinzaglio. Il tutto rappresentato in un’atmosfera surreale, onirica e zuccherosa che rimanda all’infanzia.

E’ bufera a Cremona per Affiche, la mostra delle opere dell’illustratrice Nicoletta Ceccoli che si estende per 20 Km con 40 opere esposte negli spazi riservati alle affissioni pubbliche nelle vie cittadine. C’è lo zampino di una organizzazione no-profit, ovviamente, la Tapirulan, che ha realizzato l’evento in collaborazione con il Comune di Cremona a trazione dem e Bicincittà, il gestore del bikesharing cittadino.«Ci piace pensare che le immagini di Nicoletta Ceccoli esposte per le vie di Cremona, riusciranno a stimolare l’immaginazione dei passanti», spiega Tapirulan. L’immaginazione non si sa, ma sta di fatto che tutto questo alludere alla sessualità acerba, questi particolari macabri esposti in gigantografie su spazi pubblici alla vista di chiunque – anche di bambini privi degli strumenti e della maturità per interpretare le illustrazioni – hanno sicuramente stimolato la rabbia, e parecchia, dell’opposizione in consiglio comunale e di tanti cittadini cremonesi.

La fotocopia di Mark Ryden

Le immagini, di per sé, non rappresentano nulla di nuovo o particolarmente scandaloso: lo stile e i soggetti adottati dalla Ceccoli sono l’ennesima rivisitazione annacquata delle opere dell’artista Mark Ryden, (cliccare per credere) legato alla corrente del pop surrealism, movimento che si è diffuso con la fondazione della rivista Juxtapoz fondata nei primi anni ’90. Le opere dell’illustratrice sono la copia carbone dei dipinti che hanno reso famoso Ryden almeno 25 anni fa, che, così come altri artisti – pensiamo anche a Ray Ceasar, per citare il più famoso – compaiono da decenni sulle monografie e negli ambienti undergorund di mezzo mondo senza destare scandalo alcuno. Insomma, la Ceccoli non ha inventato proprio niente, il suo stile ci era già venuto a noia 20 anni fa, quando probabilmente nemmeno dipingeva.

Ma c’è da considerare una componente di ilarità mista a pena, invece, destata dalla sinistra – notoriamente sempre sul pezzo – che dopo 25 anni si sveglia, «scopre» uno stile che ormai non scandalizza più nemmeno mia nonna e lo rilancia decontestualizzandolo totalmente, esponendo gigantografie ambigue agli occhi dei piccini, lasciati privi di parametri per interpretarle. Per provocare gli ululati di lega e Fratelli d’Italia, forse. Oppure perché, in questa guerra culturale in atto, loro – al contrario della destra che annega negli scrupoli e nei sensi di colpa – di scrupoli non se ne fanno proprio. Ci provano sempre, e intanto – colpo su colpo – fanno passare il loro messaggio, mentre l’opposizione viene lasciata a bagnomaria nel vittimismo.

L’interrogazione della Lega

La Lega, ad ogni modo, ha annunciato un’interrogazione: «L’opera della Ceccoli, che lei stessa ha definito controversa è caratterizzata da illustrazioni che fanno dell’infanzia un luogo pericoloso da cui difendersi e per cui le piccole protagoniste si sono fatte già dominatrici», si legge in un comunicato. «In relazione all’iniziativa, in collaborazione con il Comune di Cremona, che tra l’altro non è passata in Commissione Cultura, sottolineiamo come ancora una volta l’amministrazione comunale metta in atto iniziative che possano originare polemiche sul piano del metodo e del merito. Ci chiediamo se fosse opportuno aderire a questa iniziativa da parte del Comune di Cremona, senza coinvolgere le commissioni interessate e il Consiglio Comunale».

Cristina Gauri

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