Roma, 27 nov – Chi la fa l’aspetti. È così che si può riassumere la grottesca denuncia di Laura Boldrini. Proprio l’ex presidente della Camera, che con la scusa (patetica) della lotta alle fake news e all’«odio in rete» vorrebbe mettere un bavaglio a chiunque non la pensa come lei, ora piange e parla di censura ai suoi danni. Ma riavvolgiamo il nastro: la Boldrini ha inviato all’Huffington Post, dove lei cura una rubrica, un articolo sulla violenza contro le donne, in cui, tra le altre cose, insultava Vittorio Feltri. Per tutta risposta, il direttore del quotidiano online, Mattia Feltri, le fa sapere che non è disposto a pubblicare un pezzo che ingiuria suo padre.



La Boldrini contro Mattia Feltri

Di qui le strazianti grida di dolore della Boldrini: «Avevo scritto un intervento per il blog dell’Huffington Post in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. Il direttore di HuffPost, Mattia Feltri, ieri non ne ha autorizzato la pubblicazione. Sapete perché? Perché chiamavo in causa Vittorio Feltri, suo padre». Di qui le solite banalità sul diritto di parola, che però lei vorrebbe togliere ai fantomatici «odiatori» del web: «Dunque – ha continuato – un direttore di una testata giornalistica sceglie di non pubblicare un intervento per via dei suoi rapporti familiari. Ma è accettabile una cosa del genere? Per me no, non lo è. In tanti anni non mi sono mai trovata in una simile situazione. Sia chiaro che continuerò ad impegnarmi perché sia rispettata la dignità delle donne, anche nell’informazione e sul piano del linguaggio, e continuerò a difendere sempre la mia libertà di parola», e bla bla bla.

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La risposta del direttore

Ma siamo proprio sicuri che un direttore di giornale debba pubblicare tutto quello che comanda la Boldrini? Mattia Feltri non la pensa così: «Confermo quanto scritto oggi dall’onorevole Boldrini su Facebook: ieri ha mandato uno scritto per HuffPost che conteneva un apprezzamento spiacevole su mio padre Vittorio», ha scritto il direttore sull’Huffington. «Ritengo sia libera di pensare e di scrivere su mio padre quello che vuole, ovunque, persino in Parlamento, luogo pubblico per eccellenza, tranne che sul giornale che dirigo. L’ho chiamata e le ho chiesto la cortesia di omettere il riferimento. Al suo rifiuto e alla sua minaccia, qualora il pezzo fosse stato ritirato, di renderne pubbliche le ragioni, a maggior ragione ho deciso di non pubblicarlo. Al pari di ogni direttore, ho facoltà di decidere che cosa va sul mio giornale e che cosa no. Se questa facoltà viene chiamata censura, non ha più nessun senso avere giornali e direttori». E ancora: «Oltretutto l’onorevole Boldrini, come altri, su HuffPost cura il suo blog. Quindi è un’ospite. E gli ospiti, in casa d’altri, devono sapere come comportarsi».

Elena Sempione

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2 Commenti

  1. Boldrini, la militante: i rapporti politici sono superiori e cancellanti i rapporti familiari. Con questa stessa logica nel ’68 hanno distrutto tutto. E bene sapersi regolare.

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