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Bergamo, 4 giu — Nulla di fatto per Massimo Bossetti: i giudici della Corte d’Assise di Bergamo respingono la richiesta di l’accesso alle prove del processo che si concluse con la condanna all’ergastolo del muratore di Mapello per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio. Ai legali di Bossetti non sarà permessa nemmeno la ricognizione dei reperti. Sconfitta su tutta la linea quindi, dopo che la difesa aveva avanzato l’istanza mirando a una possibile revisione della sentenza, a cui la procura si era opposta.

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Nel frattempo i giudici hanno disposto, su richiesta del procuratore Antonio Chiappani, la trasmissione degli atti alla Procura di Venezia  per le «opportune valutazioni». Chiappani aveva denunciato presunte scorrettezze dei difensori lo scorso 19 maggio. Sarà quindi compito dei giudizi veneziani vagliare eventuali ipotesi di reato ai loro danni.

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I legali di Bossetti non avranno accesso ai reperti

Ai difensori di Bossetti, i legali Claudio Salvagni e Paolo Camopirini sarà interdetto l’accesso ai corpi di reato. Semaforo rosso anche per i Dvd con la raccolta delle foto scattate dai carabinieri del Ris, e le «caratterizzazioni» dei profili genetici del Dna eseguiti dagli stessi Ris e dalla Polizia giudiziaria. Nel corso dell’udienza del 19 maggio era stato confermato che la prova principe a carico di Bossetti, la traccia 31 G20 che si trovava sui leggings di Yara con il Dna del muratore, era esaurita.

Per i difensori Bossetti è innocente

«Noi vogliamo esaminare quei 54 campioni di Dna trovati sui vestiti della povera Yara, perché crediamo che lì ci siano le risposte a tutti i dubbi ancora in piedi in questa lunga vicenda». Così nei giorni scorsi l’avvocato Claudio Salvagni era intervenuto a Cusano Italia Tv riferendosi alla domanda di accesso ai reperti. «Visto che Dna nucleare e Dna mitocondriale, esaminati dai periti dell’accusa, non combaciano con quelli di Bossetti. Una volta avuto l’esito delle analisi provvederemo a chiedere la revisione del processo perché essendo assolutamente convinti dell’innocenza di Bossetti, siamo convinti che dalle nuove analisi sui reperti avremo gli elementi utili per arrivare alla revisione del processo».

L’avvocato aveva poi concluso: «Abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere che quel Dna lì era sbagliato, che il Dna di “Ignoto 1” non è riferibile a Massimo Giuseppe Bossetti e l’unico modo per dimostrarlo, era effettuare quella perizia sempre chiesta e sempre negata».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. quando purtroppo si mettono a guidare le indagini le donne su reati che hanno per vittima una donna,qui nelle vesti di una ragazzina…questi sono i risutati non solo penosi sul piano della logica,ma VIZIATI da un evidente pregiudizio;

    ossia che il colpevole non possa che essere un uomo A PRESCINDERE;
    anche se nel caso della povera Yara non vi è stata alcuna violenza sessuale.

    sia ben chiaro; chi uccide una ragazzina andrebbe “appeso al palo più alto” usando ovviamente una metafora, ed è per questo che quando si incolpa un uomo di un crimine così efferato,non dovrebbero esserci zona d’ombra; questo nemmeno sul piano della logica.

  2. bello schifo…..
    ho seguito sui media la vicenda,e da quello che viene detto NON credo affatto che ci siano prove sufficienti per mandare un uomo all’ergastolo sulla base di esse.
    lo stesso esame del dna mi pare che NON riconduceva affatto al dna di bossetti,bensi era mitocondriale,giusto?
    da quel che ricordo di genetica,il mitocondrio si trasmette in linea diretta da parte di madre,e non cambia ricombinandosi ad ogni replicazione:
    ergo non è unico e univoco per ogni persona….
    ma è condiviso da migliaia o decine di migliaia,di persone….in forma identica.

    poi ci sono delle foto che prendono lateralmente e molto grossolanamente un furgone che SEMBRA quello di bossetti,che passa nelle vicinanze e intorno alle ore si presume sia scomparsa la ragazza,
    e se non ricordo male,anche le triangolazioni del suo cellulare.

    è tutto qui?
    perchè se è tutto qui,mi sembra veramente troppo poco per andare oltre a qualche sospetto:
    sospetto che tra l’altro va condiviso con un sacco di gente.

    e poi,perchè NON si permette di revisionare le prove?
    in tutti i paesi civili,la difesa deve SEMPRE poter fare il suo lavoro….
    PERCHE’ si vuole impedirlo?

    da qualunque parte si guardi questa storia,ci sono troppi dubbi e poche certezze…
    tranne una:
    si pretende l’infallibilità del giudizio.

    ma si sa benissimo che quando si tratta di processi indiziari,
    o gli indizi sono chiarissimi,schiaccianti e inequivocabili,o
    i dubbi ci sono sempre….
    e i magistrati hanno dimostrato da tempo di essere uomini come gli altri, (a volte anche peggio,degli altri)
    non semidei infallibili.

  3. Non solo per i difensori, ma per gran parte dell’opinione pubblica (me compreso) Bossetti è innocente. Di sbirri e giudici che cercano IL colpevole ne esistono pochi, il resto è merda pura che cerca UN colpevole.

  4. Le perizie in tribunale spesso diventano pure come il gioco delle tre campanelle! Quella giusta scompare…

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