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Roma, 4 giu – Un insulto ai giovani italiani disoccupati. Il marxiano esercito industriale di riserva per Enrico Letta altro non è che la manodopera immigrata. E’ lì, tra i nuovi arrivati in Italia che il segretario Pd vorrebbe attingere per aumentare il tasso di occupazione. “C’è una questione molto importante: dobbiamo capire che in molti campi probabilmente c’è bisogno di manodopera che viene dall’immigrazione”, ha detto Letta a Porta a Porta. “Dobbiamo renderci conto che i giovani italiani sono pochissimi, troppo pochi rispetto a quello di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo concepire il nostro futuro in modo diverso, con maggiore capacità di accoglienza e determinazione”.

Sangue di Enea Ritter

Letta e lo schiaffo ai giovani italiani disoccupati

Ora, si potrebbe affermare che certe parole, pronunciate dal leader del più consistente (in termini numerici) partito di sinistra italiano, rischiano di suonare come un incentivo per i migranti a mettersi in viaggio verso l’Italia. D’altronde la prospettiva di ottenere facilmente lavoro è quanto di più mobilitante. Eppure non è questo, o solo questo, il problema insito nelle parole di Letta. Perché le affermazioni del segretario del Pd, che da quando è stato nominato non fa altro che rispolverare ius soli e opportunità per i migranti, sono davvero uno schiaffo ai giovani italiani in cerca di lavoro. E non si tratta di retorica, come potrebbero scioccamente sostenere alcuni miopi commentatori di sinistra. Bensì di dati, schiaccianti e purtroppo drammatici.

Black Brain

Caro Letta, altro che manodopera immigrata. Ecco cosa ci dicono i dati

Vediamoli nel dettaglio, auspicando che a osservarli con attenzione sia soprattutto chi come Letta con tutta evidenza li ignora (se volutamente o meno non è dato sapere).
Il tasso di disoccupazione giovanile – ad aprile, ultimi dati Istat – è in Italia del 33,7%. Quello generale del 10,7%. Nel trimestre analizzato dall’Istituto di statistica risultano aumentate le persone in cerca di occupazione (+4,8%, pari a +120mila) a fronte di un relativo calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,6%, pari a -79mila unità).

Rileggiamo adesso, alla luce di questi dati, le parole di Letta: “Dobbiamo renderci conto che i giovani italiani sono pochissimi, troppo pochi rispetto a quello di cui abbiamo bisogno”. No caro Letta, i giovani italiani non sono pochissimi rispetto a quello di cui abbiamo bisogno, se con “abbiamo” si intende l’Italia e non il Pd. I giovani italiani semplicemente hanno estremo bisogno di lavoro. Parliamo di quasi un terzo di loro. Dunque non c’è affatto bisogno di manodopera immigrata, c’è al contrario la necessità di far lavorare gli italiani in cerca di occupazione. Ma sempre a Porta a Porta, lo stesso segretario del Partito democratico, ha poi detto: “Sono tornato per provare a cambiare le cose in Italia in modo che i giovani italiani trovino opportunità che trovano oggi all’estero”. Che straordinario deus ex machina. Peccato che proponga di far lavorare gli stranieri, quando oltre il 33% dei giovani in Italia non lavora.

Eugenio Palazzini

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8 Commenti

  1. io gestisco un locale pubblico.
    da decenni ormai,ho difficoltà a trovare personale nonostante assuma da sempre in
    regola,a tempo indeterminato e con regolare contratto…
    oltre che pagare religiosamente tutte le ore di lavoro effettivamente svolte.

    eppure i giovani italiani (e anche i meno giovani,diciamo sotto i quarant’anni)
    quel lavoro non lo vogliono fare:
    e la situazione è perfino peggiorata da quando hanno istituito il reddito di cittadinanza:
    infatti sono in deficit di una persona,perchè due o tre mesi dopo che è andato a regime,scadeva il suo primo contratto a tempo determinato:e quando gli ho portato il contratto a tempo indeterminato da firmare,
    SI E’ RIFIUTATO,preferendo arrivare a fine e smettere di lavorare:
    perchè?

    semplice….casa di proprietà,vive in famiglia
    e non ha debiti.
    perchè dovrebbe lavorare (a stipendio pieno)
    di sera,d’estate,nei fine settimana?
    meglio fare il mantenuto di stato campando di sussidi,questa è la verità.

    e quello che avrebbe dovuto essere un aiuto per chi DAVVERO non trovava da lavorare,
    è diventato L’ENNESIMA tetta statale da ciucciare,da parte di una pletora infinita di parassiti
    che ci sta trascinando a fondo….
    e per giunta mettendo in difficoltà le aziende con le tasse che pagano la loro poca voglia di lavorare,e con il fatto che essendo mantenuti dallo stato,sparisce la manodopera autoctona.

    nel mio locale ho tenuto per quasi un anno un cartello di ricerca personale…
    quante persone si sono fatte avanti?
    ZERO.
    quel cartello lo avranno visto almeno trentamila persone,con una clientela composta quasi esclusivamente da giovani sotto i 40:
    non ho trovato nessuno che avesse voglia di darsi da fare,
    e non è possibile che fossero TUTTI occupati.

    la verità è che non è vero che in italia non c’è lavoro.
    non c’è il lavoro COMODO,è un’altra cosa…..
    e non è vero che i ragazzi NON trovano:
    se non trovano,è perchè NON cercano e NON si adattano a quello che c’è:
    ergo,
    i giovani italiani….
    non hanno più voglia di far niente,altro che palle.

    • ma quanto li paghi ??? per lavorare sera e fine settimana compresi ?? 800 euro ?? dagli 3.000 euri e vengo io a lavorare .

      • paga sindacale,ciccio…
        vi attaccate sempre che siete sfruttati,
        ma ci sono contratti collettivi nazionali da rispettare:
        e a orari di lavoro decenti corrispondono SEMPRE paghe decenti….
        E maggiorate,sopratutto quando si lavora di sera,di festa ecc
        non te lo hanno detto?

        si,che te lo hanno detto.
        ma come quasi tutti quelli con la pastasciuttina in tavola e la paghetta del papà a venti o trent’anni suonati,preferite attaccarvi
        alla scusa del
        “no,questo lavoro non lo faccio perchè mi sfruttano,e poi non è vita da essere umano e gnegnegne”
        non è vero?
        e scommetto che sei anche uno dei primi,
        a pretendere di trovare qualcuno che ti fa un panino alle due di notte,
        o lo shottino il sabato sera,
        o lo spritz il venerdi notte….
        o la pizza a natale,pasqua e santo stefano.

        E CHE PRETESE,avete sempre….
        però di andarci VOI dall’altra parte del bancone a servire la gente,non ne volete sapere.

        lo ammetto:
        quasi spero che tutti i gestori di locali pubblici
        si siano svegliati dal sogno,in questo anno di limitazioni…..e si siano resi conto che non vale la pena sbattersi tanto,per andare dietro ai clienti:
        e magari,chissà…
        decidano di proseguire con l’apertura solo ad ore pasti AD LIBITUM,in modo da servire SOLO gente che lavora:
        in modo che quel popolo della notte che pretende un mare di servizi senza essere MAI disposto a fare la sua parte per garantirli….
        impari a stare al mondo una buona volta,e sia costretto a farsi da mangiare a casa sua.

    • Scusate, capisco il vostro disappunto, capisco il discorso su tasse e imposte ma a me pare che la questione vada vista anche da un’altra prospettiva.

      Se è vero che in giro ci sono molti pelandroni, è anche vero che non si può obbligare un ragazzo a fare un lavoro per il quale non è adatto. Se è vero che in giro ci sono molte “braccia rubate all’agricoltura” che invece si danno, pure in maniera cialtronesca, a ben altre attività mostrando tutta la loro incompetenza, è anche vero che chi ha investito una vita (e tanto denaro) nello studio e ha dei progetti personali, non può e non deve accontentarsi di andare a fare il lavapiatti in pizzeria a vita. Dico questo essendo sostanzialmente contro il reddito di cittadinanza, sia ben chiaro.

      Magari non sarà il vostro caso, per carità – io questo non lo so – ma vogliamo parlare dell’organizzazione dei turni e degli orari di lavoro, spesso disumani o dei ritmi di lavoro all’interno dell’azienda? Parlo in generale, eh. Qui non è solo questione di essere sotto-pagati — certo, spesso si verifica anche questa situazione, soprattutto nel settore turistico-alberghiero e della ristorazione in generale (ma non solo) — qui si tratta di offrire condizioni di lavoro umane, con possibilità di ricambio perché non è normale trascorrere tutta la propria giornata al posto di lavoro: il lavoro serve all’uomo, non vice-versa.

      Poi, cosa vuol dire “lavoro comodo”? I lavori comodi sono sicuramente esistiti, tutti di matrice statale e/o regionale ma ora non ci sono praticamente più, sono stati quasi tutti eliminati. Di preciso, oggi, quale sarebbe il lavoro comodo? L’avvocato fa forse un lavoro comodo? E il carabiniere? O l’infermiera? Forse la cassiera del supermercato… E’ forse comodo il lavoro dell’impiegato all’ufficio postale? Penso proprio di no.

      Purtroppo, oggi se si è disoccupati, o si fanno lavori pesanti, anzi, pesantissimi e magari si ha pure tra i quaranta e i cinquant’anni o si sta a casa oppure ci si organizza a fare altro: sempre più spesso si parla, infatti, di un certo numero di giovani (e meno giovani) che ritornano all’agricoltura o all’allevamento: ci si spacca ugualmente la schiena? D’accordo ma almeno si tratta di qualcosa di personale, un progetto di vita, di proprietà personale che diventa anche utile alla società.

      Ma ripeto: avrete sicuramente le vostre ragioni per lamentarvi, su questo non ci piove; però, sono convinto del fatto che si tratti di un argomento complesso e non vorrei liquidarlo con il solito motto sui “giovani italiani che non han voglia di lavorare” che è lo stesso dei vari Letta, Boldrini, Bonino, etc.: strumentale a giustificare l’importazione di nuovi schiavi da sfruttare a basso-costo.

      Chiudo con una citazione del Presidente tunisino Kais Saied riguardo i cosiddetti migranti:

      « […] Chi li riceve al nord? Quando si rivolgono ai campi o ad alcune fabbriche e lavorano nel cosiddetto lavoro nero o senza carta, chi li sfrutta e chi ne beneficia? Anche qui bisogna combattere le reti che trafficano esseri umani all’interno dell’Europa […]»

      • @anton:
        non metti a fuoco il vero problema….
        anche in una società evoluta come la nostra,
        NON ci sono abbastanza posti di lavoro al vertice,per dare da lavorare a TUTTI gli individui che raggiungono una istruzione superiore.
        quindi è perlomeno stupido incaponirsi e perdere anni preziosi e molte risorse per studiare cose che NON POSSONO dare un adeguato ritorno economico per eccesso di offerta,e nemmeno la sicurezza di un lavoro,per lo stesso motivo:
        di qui la percentuale elevata di laureati e diplomati che pretendono un lavoro che non esiste corrispondente alle loro elevate aspettative,e nel frattempo stanno per anni
        a far la polvere sul divano di casa o sulla sedia del bar,

        mentre dall’altra parte ci sono fior di posti di lavoro scoperti….
        che avrebbero reso altrettanto se non di più,
        nel tempo:
        cioè tutti quei lavori che pur disprezzati…
        sono INDISPENSABILI per mandare avanti un paese e una società che funzioni.

        detto questo,credo che anche tu come tanti sei vittima di una cultura che è FUORI COME UN BALCONE,per essere chiari:

        come tu stesso dici,una laurea NON è una pagliacciata….
        costa anni di studio e parecchi soldi,
        ma NON ha il minimo senso,se non garantisce di ritorno
        un lavoro CERTO e REDDITIZIO:
        quello stesso lavoro che NON c’è per tutti…
        anzi,non c’è MAI STATO,per tutti.

        se il nostro fosse uno stato serio,lo avrebbe detto da decenni…
        e avrebbe istituito il numero chiuso nelle università
        (parametrandolo in base alle effettive possibilità di lavoro)
        invece di
        impoverire il ceto mediobasso mandandolo ad inseguire a caro prezzo il miraggio di un posto di lavoro d’elite,che non può raggiungere…perchè non c’è,
        (oppure costringendoli ad emigrare cercando quello che non trovano in italia….
        per poi finire a fare il lavapiatti a londra)

        e nel contempo mettendo pure in difficoltà le aziende che sono spesso così a corto di personale da non garantire nemmeno il ricambio di coloro che vanno in pensione:

        (molti artigiani,molti commercianti,molti bar,ristoranti,pizzerie ecc
        chiudono…ma NON perchè non rendono:
        chiudono o svendono ai cinesi e simili
        perchè i padroni invecchiano,e non trovano dipendenti che li aiutano…e
        nemmeno qualcuno che voglia portare avanti la loro attività)

        riguardo all’altro punto,quello degli orari e dei turni:
        non so se te ne rendi conto,ma anche questo discorso è direttamente collegato al primo:

        nel mio caso per esempio…
        ho due dipendenti che lavorano sei giorni su sette…
        con turno di riposo infrasettimanale.
        è più di un anno che sto cercando un terzo dipendente affidabile…..
        in modo da coprire TUTTA la settimana
        (anzichè rimetterci 52 giorni di apertura all’anno)
        e contemporaneamente,permettere a TUTTI E TRE,di avere DUE giorni liberi a settimana….
        e TRE (a turno)ogni tre settimane:
        il tutto ad orari ragionevoli e religiosamente pagati,con tutte le ferie ecc sindacali…
        e in più il benefit immenso di poter decidere in assoluta autonomia turni,ore,giorni liberi e ferie…mettendosi d’accordo tra di loro,io non ci metto becco:
        devono solo garantirmi le aperture,visto che più di due dipendenti in presenza non mi servono.

        il tutto in regola,a tempo indeterminato,
        con paga sindacale e pure incentivi…

        PIU’ DI UN ANNO che cerco.
        e non ho trovato un piffero.

        e tu vieni a dirmi che è ragionevole
        ammettere che dei ragazzi di venti,venticinque…trent’anni,
        che dovrebbero viaggiare come una sportiva per costruirsi una vita e un futuro….
        che stanno li a prender polvere e vivono al risparmio,mantenuti da famiglia e stato
        perchè poverini,hanno studiato e non vogliono sminuirsi a piegar la schiena?

        ma stiamo scherzando?
        intanto PRENDI TUTTO QUELLO CHE C’E’…
        poi MENTRE LAVORI….ti cerchi con calma quello che ti piace,se lo trovi.
        se non lo trovi,almeno non avrai perso tempo prezioso:
        prezioso per te…
        e anche per il tuo paese.che non può permettersi di spendere mezzo milione di euro per educarti per poi averti sul gobbo improduttivo…
        oppure perderti all’estero,
        (con il risultato che ha sprecato tutto ciò che ha investito su di te)

        riassumendo….
        e parlando fuori,dal discorso mio personale:

        guardati intorno,anton:
        nel mondo di oggi…
        e ancora di piu,in quello di domattina,
        non è più tempo di rilassarsi:
        dovremo correre tanto da non toccar nemmeno terra,se vogliamo evitare che ci mangino vivi.
        quindi voglio anche io lasciarti con una citazione:

        “corri,per la tua vita…
        perchè nessuno la correrà per te”
        (me medesimo,TM)

        • “Suum cuique tribuere”

          Jenablindata: che dire, entrambi partiamo da presupposti completamente differenti.

          Io penso che, il “mondo di oggi”, i giovani debbano contestarlo sul serio e cercare di contribuire ad impostarne uno diverso. Si parla tanto di “Great Reset”: bene, io sono convinto del fatto che un vero “Great Reset” dovremmo farlo noi, aiutando i giovani – italiani, nel nostro caso – a ri-costruire un Europa sana e vivibile in base a dei solidi ed elevati principii. Ma se non abbiamo modelli di riferimento nemmeno per noi stessi, se non siamo all’altezza di guidarli e li prendiamo per il bavero urlandogli in faccia che sono solamente degli imbecilli buoni a nulla, che razza di adulti siamo?

          Si tratta forse dell’ennesimo “mito incapacitante”? Io non credo.

          Voi ragionate da imprenditore e quasi tutto il vostro discorso ruota attorno alla vostra azienda. Lo capisco benissimo. Ma ripeto: in generale, non si può obbligare un giovane a svolgere un certo tipo di mansione/lavoro se non è adatto e sostenendo questo punto importante, certamente non mi riferisco ai fannulloni, ai furbi né ai drogati che anch’io critico.

          Vi redo noto il fatto che del settore turistico/alberghiero e della ristorazione mi sono occupato per venticinque anni. Ne ho viste e provate davvero di tutti i colori. E ho visto anche tantissimi giovani, maschi e femmine, studenti universitari, che il fine-settimana facevano gli extra in ristorante come camerieri, commis di cucina e/o lavapiatti. E a parte qualche furbacchione (e furbacchiona… ), tutti lavoravano sodo. Questo non accadeva nel ‘800, che io pur non essendo più tanto giovane non sono nemmeno vecchio… Però, è vero, oggi siamo in pieno ricatto sociale; lo disse anche Mario Monti: “con la cultura non si mangia!”. Quindi, tutti operai!

          Ma il punto è che non tutti sono operai, così come non tutti sono intellettuali. E’ sbagliato pensare che “uno vale uno”, che siamo tutti uguali e interscambiabili e/o che tutti possano e debbano fare tutto.

          La vostra citazione finale la condivido. Permettetemi di metterne in evidenza un punto importantissimo: “Corri per la TUA VITA”.

          Con amicizia – Anton

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