Roma, 5 apr – Prima sentenza definitiva per il caso Stefano Cucchi: condannati in Cassazione per omicidio preterintenzionale i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. La pena è stata ridotta da 13 a 12 anni di reclusione. I due militari si sono costituiti. “A questo punto possiamo mettere la parola fine su questa prima parte del processo sull’omicidio di Stefano. Giustizia è stata fatta: è stato ucciso di botte“, afferma Ilaria Cucchi, sorella della vittima.

Caso Cucchi: condannati in Cassazione a a 12 anni due carabinieri per omicidio preterintenzionale

La Suprema corte ha stabilito, inoltre, che ci dovrà essere un nuovo processo di appello per i due carabinieri accusati di falso nell’ambito della morte del giovane romano di 31 anni. L’appello bis è per Roberto Mandolini, all’epoca dei fatti comandante della stazione Appia, che era stato condannato a quattro anni di reclusione per aver coperto l’accaduto. E per Francesco Tedesco (che ad un certo punto ha collaborato alle indagini denunciando i colleghi) condannato a due anni e mezzo di carcere. Ma su queste due condanne c’è il rischio della prescrizione sull’appello bis, come ha confermato uno dei legali, Eugenio Pini.

Ilaria Cucchi: “Possiamo dire che Stefano è stato ucciso di botte”

“A questo punto possiamo mettere la parola fine su questa prima parte del processo sull’omicidio di Stefano. Possiamo dire che è stato ucciso di botte, che giustizia è stata fatta nei confronti di loro che ce l’hanno portato via. Devo ringraziare tante persone. Il mio pensiero in questo momento va ai miei genitori che di tutto questo si sono ammalati e non possono essere con noi. Va ai miei avvocati Fabio Anselmo e Stefano Maccioni e un grande grazie al dottor Giovanni Musarò che ci ha portato fin qui”. Così Ilaria Cucchi dopo la sentenza della Cassazione. Rita Calore, la mamma di Stefano, aggiunge: “Finalmente è arrivata giustizia dopo tanti anni, almeno nei confronti di chi ha picchiato Stefano causandone la morte“.

Il Pg della Cassazione aveva chiesto la convalida del verdetto della corte di Appello

Il procuratore generale della Cassazione Tomaso Epidendio aveva chiesto la convalida del verdetto emesso dalla corte di Appello di Roma il 7 maggio 2021. Il procuratore generale ha così definito il pestaggio subito da Cucchi la notte tra il 15 e 16 ottobre 2009: “Si è trattato di una punizione corporale di straordinaria gravità“. Il giovane è stato picchiato per essersi rifiutato di sottoporsi a fotosegnalamento per l’arresto per possesso di sostanze stupefacenti.

In questo contesto sono da confermare anche le aggravanti di aver agito per “futili motivi”, ha proseguito Epidendio. I carabinieri – ha sottolineato il Pg – erano “professionalmente preparati a trovarsi di fronte alle reazioni dei soggetti fermati” e quella di Cucchi “non era certo delle più eclatanti”.

I due militari condannati si sono costituiti, sono nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere

Intanto i due carabinieri condannati si sono costituiti e consegnati nella caserma Ezio Andolfato di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), sede del carcere militare giudiziario. Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo sono arrivati nel cuore della notte.

L’Arma dei carabinieri: “Siamo vicini alla famiglia Cucchi”

“Siamo vicini alla famiglia Cucchi di cui condividiamo il dolore e ai quali chiediamo di accogliere al nostra profonda sofferenza e il nostro rammarico”. Così il Comando generale dei carabinieri commentando la sentenza. L’Arma sottolinea che a questo punto “saranno sollecitamente conclusi, con il massimo rigore” i procedimenti disciplinari a carico dei due. La sentenza, aggiunge l’Arma, “ci addolora. Perché i comportamenti accertati contraddicono i valori e i principi ai quali chi veste la nostra uniforme deve sempre e comunque ispirare il proprio agire”.

Ludovica Colli

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