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Roma, 5 mag – In seguito al clamore mediatico sollevato dalla nostra inchiesta riguardante la dottoressa di Verona, l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona Borgo Roma ci ha inviato un comunicato stampa in cui comunica “di aver sporto querela contro ignoti per diffamazione a mezzo stampa per tutelare l’immagine dell’Azienda e dei dipendenti; di aver appurato che la dottoressa oggetto delle verifiche, in servizio presso l’Ospedale di Borgo Roma, ha ammesso di essere l’intestataria/titolare dell’account Twitter al quale sono riconducibili i tweet a cui si fa riferimento negli articoli sopra citati; che, attraverso ricerche e verifiche svolte dalla direzione del Pronto Soccorso di Borgo Roma, ad oggi non risulta correlazione tra il contenuto dei tweet e l’attività in Pronto Soccorso. È stata comunque attivata un’istruttoria interna per valutare l’opportunità per un eventuale provvedimento; a partire da oggi, mercoledì 5 2021, la dottoressa è in congedo ordinario”.

Il caso della dottoressa di Verona scoppia in Regione Veneto

In seguito alla pubblicazione della nostra inchiesta, abbiamo informato tempestivamente il presidente della Regione Veneto Luca Zaia che ci ha subito messo in contatto con il dottor Callisto Marco Bravi, direttore generale dell’Azienda ospedaliera. È stato avviato l’iter di accertamento riguardante la dottoressa che, come riferito dal comunicato stampa dell’ospedale, è stata da oggi messa in congedo ordinario. Ricordiamo che la dottoressa era già stata sospesa nel 2015: aveva pubblicato sui social network le immagini di alcuni pazienti in reparto per deriderli pubblicamente. All’epoca, il medico fu reintegrato dopo due mesi, ancora prima dell’esito processuale. Nel luglio del 2016, la dottoressa fu prosciolta dal tribunale di Verona perché le immagini non erano riconducibili direttamente ai pazienti in assenza dei nomi e perché mancarono le denunce delle parti offese. In merito a ciò, abbiamo chiesto al direttore generale se all’epoca l’Azienda ospedaliera si fosse mossa per informare i pazienti dell’accaduto visto che alcuni tweet della dottoressa aveva pubblicato anche i referti con il relativo numero identificativo. Il dottor Bravi ha dichiarato che questo allora non fu fatto. Ci auguriamo ora che l’Azienda ospedaliera si impegni per rintracciare il paziente che potrebbe essere stato ustionato volutamente dalla dottoressa.

Tweet del 2015 pubblicato dalla dottoressa su Twitter con lo screenshot del referto del paziente

Nel frattempo, Alessandra Vaccari del quotidiano L’Arena ha intervistato la dottoressa, chiamando il numero interno del pronto soccorso del Borgo Roma. Il medico conferma di essere stata lei l’autrice di quei post: “Io quei post li ho fatti, ma non sono veri. Non ero neanche in servizio quando è arrivato l’uomo in arresto cardiaco (…) Li ho fatti così per fare”. Sulla morfina distribuita ai tossicodipendenti in pronto soccorso, la dottoressa ha dichiarato: “Ma no, io non ho fatto niente di tutto questo, l’ho scritto, ma non è vero”. Mentre sulla sua precedente sospensione dal lavoro per aver pubblicato foto e referti dei pazienti, ha aggiunto: “Adesso comunque mi devo trovare un avvocato per difendermi, ricomincia la storia di anni fa, ma quella volta è stato tutto archiviato”. “Io sono stata malata, ma poi sono stata in clinica tre mesi (su Twitter aveva scritto un anno, ndr), mi hanno curata e rimessa in forze, per questo sono rientrata al lavoro. Guardi ho passato bruttissimi momenti, ero anoressica. Avrei dovuto farmi curare prima (…) Ma adesso sto bene, sono in forza e sono tornata a fare il medico in prima linea (…) Mi sono dovuta sottoporre ad una serie di analisi cliniche e anche psicologiche ed intellettive. Le ho superate tutte, adesso sto bene e sono in grado di lavorare”, ha evidenziato la dottoressa che conclude sottolineando la sua dipendenza dai social network: “Si lo devo ammettere, ma uno sarà libero di scrivere quello che gli pare, che io posso esercitare lo ha stabilito una commissione medica e non ho fatto del male a nessuno. Quei post erano ironici, non è colpa mia se non sono stati capiti. Sono 47 anni che credo che tutti siano buoni, invece non è così. Ma nessun paziente si è mai lamentato di me”.

Le reazioni istituzionali e politiche

Anche se una parte del mondo mediatico e politico curiosamente ha ignorato la vicenda della dottoressa di Verona, non sono mancate forti reazioni istituzionali e politiche. L’assessore della Regione Veneto Elena Donazzan – che ha pubblicato un apposito video sulla propria pagina Facebook – ci ha informato che l’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin si sta già muovendo per far luce sulla vicenda della dottoressa. La Donazzan ha inoltre evidenziato: “Da donna di destra devo avere paura di avere un incidente in auto o di avere una malattia perché finirei nelle mani di un medico del genere? Penso che quel medico vada rimosso immediatamente. Non può nuocere a seconda di chi è il suo paziente, meno che mai per un giudizio politico”. L’assessore di Fratelli d’Italia ha poi sottolineato il solito doppiopesismo di una parte della politica e della stampa italiana: “Immaginate un medico con simpatie di destra che decida, di fronte a un ragazzo con un tatuaggio evidentemente di sinistra, di comportarsi in questo modo. Se avesse scritto le medesime cose di questa dottoressa, il medico sarebbe già stato licenziato? Sicuramente sarebbe finito su tutti i giornali nazionali, soprattutto su quelli di sinistra”.

Sul caso del medico di Verona, il senatore della Lega William De Vecchis ci ha riferito di aver depositato un’interrogazione parlamentare all’attenzione del ministro della Salute Roberto Speranza, in cui ha evidenziato che “si è dinanzi a fatti gravi, per giunta reiterati nel tempo, che dimostrano l’incompatibilità dei comportamenti del sanitario con la deontologia professionale richiesta dal ruolo ricoperto e che vanno chiaramente a ledere l’immagine dell’Azienda Sanitaria universitaria integrata di Verona Borgo Roma e più in generale l’immagine della salute pubblica”. Nell’interrogazione, il senatore chiede “se il Ministro sia a conoscenza di tale vicenda e se alla luce delle osservazioni esposte in premessa il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente avviare gli opportuni accertamenti”. De Vecchis ha poi commentato: “Odiamo la tortura contro chiunque”.

Francesca Totolo

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