Il Primato Nazionale mensile in edicola

Brescia, 28 ott – I nuovi provvedimenti restrittivi adottati dal governo hanno gettato nella disperazione intere categorie di esercenti già duramente provati dal lockdown e dalle spese sostenute per adeguarsi al distanziamento sociale. Il disagio sociale è un fiume in piena sull’orlo dell’esondazione. Così, oltre alle tensioni di piazza, iniziano anche gli episodi di disobbedienza civile contro le misure di chiusura obbligatoria previste dall’ultimo Dpcm.

La sfida di Chiara

L’ultimo in ordine temporale riguarda la storia di Chiara, la titolare del Diego Caffè di Rovato (Brescia). Chiara, lungi dall’essere una negazionista del Covid-19 come qualcuno l’ha etichettata, si è attenuta alla lettera a queste benedette norme anticontagio. Ed è proprio per questo che ora non ne vuole sapere di chiudere l’esercizio alle 18 come previsto dal Dpcm firmato da Conte domenica mattina, e ha deciso di tenere aperto fino alle 20, come da orario di chiusura normale, lanciando un appello ai colleghi esercenti: «Spero di non essere l’unica e che altri seguano il mio esempio», ha dichiarato a PrimaBrescia.

Norme assurde

E così dall’altro ieri, lunedì 26 ottobre, la ragazza continua ogni giorno a lavorare fino alle 20. Ed è intenzionata a continuare. «Perché durante il giorno possiamo tenere aperto e la sera no? – si chiede Chiara –.  A logica io ho più affluenza a mezzogiorno. La sera lavoro bene con gli aperitivi. Lo so, per me si tratta solo di un paio d’ore, ma fanno la differenza, visto che il calo c’è già stato. Il mio è più che altro uno sfogo, ma spero che lo faccia qualcun altro e di non essere l’unica».

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta