Modena, 5 feb – Attenti a esprimere opinioni poco educate contro rom e sinti sui social. Potreste ritrovarvi come un 46enne modenese, indagato per razzismo via social, condannato a svolgere 400 ore di lavoro gratis per un ente ancora da stabilire. Questa la decisione del giudice che ha proposto la sospensione del procedimento a carico dell’imputato se questo svolgerà, per l’appunto, l’ammontare richiesto di lavoro non retribuito.

I fatti risalgono al 2014, quando un 50enne sinti aveva denunciato il 46enne per alcune frasi offensive rivolte alla famiglia e all’insediamento nomade della zona. L’uomo aveva commentato su Facebook un articolo giornalistico relativo al campo nomadi dove l’uomo viveva con i parenti, invitando a incendiare l’accampamento ed auspicando il ritorno dei campi di sterminio. La procura aveva aperto un fascicolo, chiamando undici persone a rispondere dei post ingiuriosi.

Il legale del 46enne ha presentato domanda di messa alla prova per il suo assistito, ottenendo dal giudice la sospensione del procedimento a suo carico a fronte di 400 ore di lavoro socialmente utile. Ma non è finita qui: il magistrato ha inoltre stabilito che il 46enne dall’ingiuria facile dovrà “impegnarsi in azioni risarcitorie o riparatorie” nei confronti della famiglia nomade fatta oggetto delle offese. L’uomo ha due mesi di tempo per proporre un risarcimento accettabile per la famiglia, che si è costituita parte civile.

Il calvario del cittadino modenese, che siamo sicuri si guarderà bene dal rifare il gesto, si chiuderà quindi solo dopo lo svolgimento delle 400 ore lavorative e il pagamento del risarcimento. Il caso resta aperto per altre persone, tutte residenti a Modena. Il prossimo 20 febbraio infatti sei indagati, iscritti nello stesso fascicolo del 46enne, si dovranno presentare davanti al giudice di primo grado per rispondere della stessa accusa.

Cristina Gauri

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