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Roma, 16 lug – Risalgono i contagi ma non i ricoveri, ecco perché vanno rivisti i criteri per le fasce di rischio: non si possono rispedire le regioni in zona gialla o arancione, men che mai quelle a vocazione turistica. I numeri del monitoraggio settimanale parlano chiaro: risale l’Rt – criterio ormai obsoleto – ma “l’impatto della variante Delta è ancora minimo”. E’ questo il punto. Eppure i giornaloni mainstream filogovernativi già stanno titolando con: “Ecco quali regioni rischiano nuove chiusure”. Fermi tutti, tra quelle a rischio ci sono Sicilia e Sardegna, tanto per fare un esempio. Vogliamo stroncare sul nascere la ripresa del turismo, in ginocchio dopo mesi e mesi di lockdown, chiusure, restrizioni?



Rt e incidenza non devono più condannare le regioni

Ora tutta Italia è in zona bianca, senza restrizioni, in virtù del criterio dell’incidenza: il Paese è sotto i 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti. Siamo a 14 casi su 100mila abitanti contro i 9 casi di sette giorni fa. Ma – attenzione – nessuna regione per adesso raggiunge i fatidici 50 casi settimanali con cui scatterebbe la zona gialla. L’Rt, l’indice di trasmissibilità del virus è in aumento (la variante Delta è più contagiosa): sale a 0,91 dallo 0,66 della scorsa settimana. Sono questi i dati contenuti nel monitoraggio settimanale sull’andamento dei contagi di Istituto superiore di sanità e ministero della Salute. In ogni caso, questi due indicatori non devono più condannare le regioni alle chiusure.

Black Brain

Contagi in aumento, ricoveri in calo

La bozza del nuovo report – con i dati relativi alla settimana 5-11 luglio – fotografa un quadro epidemiologico in lieve peggioramento ma ancora sotto controllo, con 19 regioni a rischio moderato e due (provincia autonoma di Trento e Valle d’Aosta) a rischio basso. Nel dettaglio, dal report risulta che le tre regioni col tasso di incidenza settimanale più alto sono la Sardegna (33,2 casi ogni 100mila abitanti), la Sicilia (31,8) e il Veneto (26,7). Tutte regioni a vocazione turistica (e siamo in Estate). Quelle col dato più basso la Valle d’Aosta (3,2), la Basilicata (7,2) e la Puglia (8,1). Ancora, Toscana, Sicilia e Liguria mostrano i più alti tassi di occupazione terapie intensive, rispettivamente al 3,4%, 3,1% e 2,8%. Il tasso di occupazione più alto nei reparti ordinari, invece, è della Calabria: 5,5%, seguita da Campania (5,1%) e Sicilia (4,6%).

Iss: “Completare cicli di vaccinazione”

La circolazione della variante Delta in Italia, avverte l’Iss (che punta tutto sulla vaccinazione di massa), è in crescita e sta portando a un aumento dei contagi anche in Paesi ad alta copertura vaccinale. Ecco perché secondo gli esperti “è opportuno realizzare un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi”. Prioritario, si legge sempre nel report, anche “raggiungere un’elevata copertura vaccinale e il completamento dei cicli di vaccinazione in tutti gli eleggibili“.

Terapie intensive vuote, ricoveri ancora in calo

Ma in generale l’impatto dei contagi sugli ospedali è ancora minimo, con tassi di occupazione che continuano a scendere. Quello delle terapie intensive è al 2%, con una diminuzione del numero dei ricoverati dai 187 del 6 luglio ai 157 del 13 luglio. Al 2% anche il tasso di occupazione dei reparti ordinari con i posti letto occupati che scendono da 1.271 a 1.128. Numeri che ci dicono che la situazione è assolutamente sotto controllo. Numeri che non giustificherebbero in alcun modo il ricorso all’obbligo vaccinale o a quello mascherato da green pass.

Musumeci: “Nuove restrizioni causerebbero disastro economico”

Chi ha subodorato il rischio di chiusure con l’attuale sistema per fasce di rischio è il governatore della Sicilia Nello Musumeci. “E’ necessario rivedere i parametri che fissano la definizione dei colori delle regioni: non possono più essere legati alla percentuale dei contagi, ma al tasso di ospedalizzazione“, è l’appello di Musumeci. “In Sicilia, attualmente, siamo la seconda regione italiana per contagi Covid, ma abbiamo, in totale, solo 21 ricoverati in terapia intensiva e 130 nei reparti ordinari, su 5 milioni di abitanti“, precisa. Ecco perché – lancia l’allarme il governatore siciliano – “sarebbe assurdo andare verso nuove restrizioni e chiusure con gli attuali criteri determinando un disastro che non sarebbe sanitario ma economico”.

Adolfo Spezzaferro

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