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Roma, 3 ago – Ciò che i grillini fanno, i grillini disfano. È quanto emerge dalla grottesca vicenda che ha riguardato il progetto di un museo del fascismo a Roma. La proposta era stata avanzata da tre consiglieri della maggioranza capitolina, i pentastellati Gemma Guerrini, Andrea Coia e Massimo Simonelli. L’intento, come si legge nel testo del documento, era quello di realizzare «un grande museo sul fascismo di tipo storico didattico, collegato a un centro studi di alto livello scientifico per raccontare tutti gli aspetti del regime fascista in maniera esplicativa utilizzando anche le nuove tecnologie digitali, che funga da polo attrattore per le scolaresche di ogni ordine e grado d’Italia e d’Europa, di curiosi, di appassionati, ma anche di turisti da tutto il mondo che abbia il valore catartico al pari delle altre consimili realtà museali già presenti in altri paesi europei».

I lamenti di Pd e Anpi

Insomma, se si parla di «valore catartico», è ovvio che non ci fosse alcun intento apologetico dietro la proposta dei consiglieri M5S. Anzi. Eppure tutto ciò non è bastato al Partito democratico: «È difficile da credere ma con la giunta Raggi accade che si possa immaginare di avanzare il progetto della sua maggioranza in Campidoglio per un museo del Fascismo a Roma. Sarebbe uno schiaffo, un insulto alla città medaglia d’oro alla Resistenza e alle tante vittime del regime fascista», ha tuonato Bruno Astorre, il segretario del Pd nel Lazio. Non poteva poi mancare la voce dell’Anpi: «Dopo aver letto la mozione siamo allarmati. Non si prevede esplicitamente un museo sui crimini del fascismo, sull’esempio di quanto realizzato in Germania, ma semplicemente sul fascismo», hanno lamentato i partigiani.

La Raggi chiude al museo del fascismo

I partigiani chiamano e, ovviamente, Virginia risponde. Il sindaco Raggi, udite le rimostranze e gli allarmi della sinistra romana, ha prontamente archiviato la proposta della sua maggioranza: «Roma è una città antifascista, nessun fraintendimento in merito», ha detto la prima cittadina più amata dai compagni. Insomma, niente museo del fascismo nel cuore della capitale. Molto meglio i monopattini. Che, per inciso, non servono a un beneamato tubo.

Vittoria Fiore

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