Roma, 16 dic — Quattro anni di reclusione: è quanto dovrà scontare un tunisino di 31 anni per aver sottoposto la propria compagna a sistematici maltrattamenti e sevizie, protratti tra il 2012 e il 2016. Quattro anni di inferno per la donna, una venezuelana di 33 anni, costretta prima a convertirsi all’islam e indossare il burqa, reclusa, umiliata, picchiata e minacciata dal compagno che la terrorizzava promettendole che le avrebbe tolto la custodia del figlio. La vittima, a cui il nordafricano ora dovrà pagare un risarcimento di 30mila euro, ha trovato la forza di denunciare dopo l’ennesima sequenza di abusivi per cui era finita al pronto soccorso.

Seviziata e reclusa dal tunisino

La relazione segue il solito copione, tristemente noto: dopo alcuni mesi di idillio il tunisino, musulmano praticamente, le avrebbe imposto di convertirsi all’Islam, obbligandola a portare il burqa, nonostante il parere negativo della donna. La situazione era presto degenerata: alla donna era impedito di uscire di casa, veniva schiaffeggiata e presa a calci se osava ribellarsi o rispondere a tono al compagno. Le botte fisiche erano accompagnate dalle sevizie psicologiche, come le minacce di portarle via il figlio minorenne. Fino al giugno di sei anni fa.

La denuncia

Il tunisino, che faticava a trovar lavoro, per l’ennesima volta aveva sfogato la propria frustrazione sulla donna, massacrandola di botte. Ne era seguita l’ennesima corsa all’ospedale. A quel punto la misura era colma: stanca di vivere in un incubo, la venezuelana aveva denunciato il compagno. Il quale, sempre come da copione, aveva respinto le accuse al mittente, sostenendo — anche di fronte al giudice — che la conversione della donna era stata spontanea. Non solo: in tribunale aveva ribadito che una volta convertiti all’islam non è più possibile tornare indietro.

Cristina Gauri

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