Roma, 16 dic — In Norvegia sostenere che gli uomini non possonio definirsi «lesbiche» può essere punito con tre anni di carcere per crimine d’odio: è quanto sta accadendo alla regista e attrice Tonje Gjevjon, sotto indagine per aver criticato su Facebook l’attivista Lgbt Christine Jentoft. Lo riferisce il NYPost.

I trans non possno essere lesbiche

Lasciando da parte per un attimo le considerazioni sull’orrore di una società, quella norvegese, dove si rischia la galera per aver enunciato una semplice verità biologica: Jentoft, che si definisce «mamma trans», è un uomo che ha effettuato la transizione verso il genere femminile, nel tentativo, cioè, di assomigliare una donna. Percependosi tale ed essendo attratto dalle donne, si qualifica come «lesbica».

La Gjevjon critica questa definizione: lesbica è la donna attratta da altre donne, non un uomo mascherato da tale attratto dal sesso opposto. Tanto è bastato per fare scattare una denuncia per transfobia. Jentoft è un habitué delle delazioni: precedentemente aveva accusato di transfobia un’altra donna, Christina Ellingsen, sempre per un’affermazione simile. Anche Ellingsen è sotto inchiesta e rischia tre anni di carcere se ritenuto colpevole.

Una legge nemica delle donne

Gjevjon aveva intenzionalmente pubblicato il messaggio sulla propria pagina Facebook per attirare attenzione mediatica e sollevare la questione dell’iniquità delle leggi norvegesi sull’incitamento all’odio. Ricordiamo che la Norvegia è considerata uno dei Paesi più liberali in Europa per le persone Lgbt, dove è permesso cambiare legalmente genere senza la necessità di una diagnosi medica. «È impossibile per gli uomini diventare lesbiche quanto lo è per gli uomini rimanere incinti.

Gli uomini sono uomini indipendentemente dai loro feticci sessuali», questo il post incriminato, che ora è oggetto di indagine a causa di emendamento del 2020 al codice penale del Paese che ha aggiunto «l’identità di genere e l’espressione di genere» tra le categorie protette dall’incitamento all’odio. Chi è giudicato colpevole rischia una multa o una pena fino a un anno di reclusione per commenti privati ​​e un massimo di tre anni per commenti pubblici.

La politica schierata con i trans

Non è la prima volta che la Gjevjon— la quale, tra le altre cose, è attivista nel movimento per i diritti delle donne Women’s declaration international Norway — solleva pubblicamente polemiche riguardanti la questione dell’identità di genere e di come questa mini i diritti elementari delle donne. L’anno scorso, Gjevjon aveva affrontato il ministro della Cultura norvegese Anette Trettebergstuen, sostenendo che l’interpretazione errata dell’identità di genere e del sesso biologico ha implicazioni «dannose» e «discriminatorie» per le donne, in particolare per le lesbiche. La Trettebergstuen le rise praticamente in faccia: «Non condivido una visione della realtà esistono unicamente i due sessi biologici. Anche l’identità di genere è importante», ha risposto.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Quello che fa più specie è l’ uso continuo, fuori luogo, del termine odio. Taluni, fortunati loro, non sanno cosa è ma non per questo lo devono usare a capocchia… addirittura per “contenere” chi vuol contenere sul serio! Una volta la giustizia era in mano almeno a chi il termine, l’ etimologia e la propria ignoranza o meno sapeva cosa fossero.

  2. Se qualc1 avesse ancora dubbi che il DDL zan fosse una PUTTANATA ……

    Se tutti possono essere odiati ed odiatori allo stesso tempo ….. nessuno odia nessuno ! E’ matematica , l’unica vera LEGGE che esista .

    Ma … in norvegia NON HANNO UN CAZZO DA FARE ?????? Nulla di MEGLIO a
    cui pensare ????? eppoi ma QUANTI sono i travoni ?????? 1.000 ???
    quindi lo 0.000 % su una popolazione di 4 gatti ????

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