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Roma, 8 mar – L’invito a mantenere la calma, controllare l’ansia, a cogliere delle opportunità (quali?), da questa tragedia globale, ci ricorda quella gag dove lo schiaffeggiato ride e solo dopo molto ceffoni, rivela di non essere la persona cui erano destinati. Così il popolo italiano assorbe i messaggi che gli vengono indirizzati dalle autorità che sperano, in questo modo, di placare gli animi in attesa di un passo indietro del coronavirus che, al momento, non si vede. Anzi, farà ancora molti “passi avanti” nonostante le speranze di politici che, dopo una prima fase di sottovalutazione del problema, con notevole ritardo hanno messo in atto provvedimenti apparentemente seri, ma con gravi falle e smagliature.

Coronavirus: da nord a sud

Come giudicare il fatto che un cittadino che lavora a Lodi (“zona rossa”) vada a trovare i suoi genitori, ricoverati alle “Molinette” di Torino, col risultato di mettere in isolamento un intero reparto ospedaliero? Come è possibile che nonostante le campagne informative e il contenimento delle zone del lodigiano, un cittadino, seppure animato da sentimento filiale, riesca ad andare in Piemonte a trovare i suoi genitori? Delle due l’una: o il cittadino non ha ben capito come si deve comportare o le misure di contenimento del focolaio non sono rigidamente attuate.

Dunque è legittimo pensare che le misure prese per arginare il focolaio lombardo non siano state del tutto efficaci, sia perché i cittadini non hanno sufficientemente compreso la gravità del problema, sia perché il blocco della mobilità (previsto dalla quarantena) non è stato praticato con severità. Infatti, buona parte dei casi positivi al centro e sud Italia sono riferibili a cittadini provenienti dal nord Italia o che vi abbiano transitato.

La chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, sul territorio italiano, rappresenta una misura transitoria, per il momento, per rallentare la diffusione del coronavirus, e per dare il tempo alle regioni, di prendere fiato, assumere personale sanitario specializzato e continuare, salvo imprevisti, a prestare assistenza. Questo provvedimento serve anche alle regioni del centro-sud, meno “virtuose” sul piano delle emergenze-urgenze sanitarie, per attrezzarsi perché si aspetta un’ondata di nuovi casi e si teme, a ragione, che soprattutto il sud non possa reggere.

Il governo ha già perso il controllo

Sarebbe opportuno fare una “operazione-verità” e dire con molta chiarezza agli italiani che la situazione è grave, tutta l’Europa è severamente minacciata da un virus sconosciuto ed estremamente contagioso e che non risparmia nessuno, indipendentemente dall’evoluzione della malattia. L’invito delle istituzioni italiane a non lasciarsi prendere dal panico ci rappresenta, di fatto, come il governo abbia già perso il controllo della situazione.

Uniti ce la faremo”, “l’Italia è un grande paese e ha molte risorse”, “Fiducia nell’Italia, niente ansia”, sono alcune delle esortazioni rivolte negli ultimi giorni, ma ancora non c’è stata una sola parola di scusa o di perdono per come è stata gestita una situazione così grave e pericolosa. Il senso di tutto questo si può riassumere dalle parole del nostro presidente del consiglio “Consapevole della responsabilità che incombe su di noi”: ma “noi” chi?

Maria Teresa Baione

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