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Milano, 21 apr – Ancora indagini sulle Rsa milanesi coinvolte nel caso della malagestione del coronavirus. Questa volta tocca a quelle gestite dalla Fondazione Don Gnocchi di Milano. La Guardia di finanza di Milano questa mattina ha perquisito l’Istituto Palazzolo.

Il blitz alla Fondazione Don Gnocchi

Secondo quanto riferisce Adnkronos, gli uomini della Gdf starebbero effettuando perquisizioni e acquisendo documenti all’Istituto Palazzolo, di proprietà della Fondazione Don Gnocchi. Queste operazioni si stanno svolgendo sempre nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo ed epidemia colposa sulla diffusione del coronavirus nelle Rsa milanesi. Sotto la lente d’ingrandimento, per gli inquirenti, le eventuali carenze dei protocolli interni e dei dispositivi di sicurezza, due delle caratteristiche che tra tutte potrebbero aver scatenato la strage di anziani ospiti della struttura gestita dalla Fondazione Don Gnocchi.

Gli indagati della Fondazione

Nell’inchiesta della Procura sulla gestione delle Rsa per le morti di centinaia di anziani nelle residenze, tra cui il Pio Albergo Trivulzio, è coinvolta anche la Fondazione Don Gnocchi: sono indagati per epidemia e omicidio colposi il direttore generale Antonio Dennis Troisi, il direttore sanitario Federica Tartarone e Fabrizio Giunco, direttore dei servizi medici socio-sanitari. Indagato anche Papa Wall Ndiaye, presidente della Ampast, cooperativa di cui fanno parte i lavoratori della struttura. Gli uomini della Gdf stanno acquisendo cartelle cliniche, documentazione e comunicazioni anche informatiche, seguendo il medesimo iter del Pio Albergo Trivulzio e di altre Rsa.

Le denunce dei lavoratori

Le perquisizioni riguardano anche Ampast, cooperativa sociale dei lavoratori della struttura: in un esposto, infatti, 18 dei lavoratori dell’Istituto Palazzolo avrebbero contestato ai vertici della struttura di  aver tenuto nascosti i casi di contagio. La Fondazione, dal canto suo, ribadisce che “sin dal 24 febbraio e per tutta l’evoluzione dell’emergenza” è stata adottata “la massima cautela possibile, attuando le procedure e le misure precauzionali definite da Iss e Oms, anche quelle riguardanti” i dispositivi di protezione.Ma i lavoratori, assistiti dal legale Romolo Reboa, non hanno dubbi: secondo loro sarebbero stati “nascosti moltissimi casi di lavoratori contagiati da Covid 19, benché ne fossero a conoscenza almeno dal 10 marzo” e di avere “impedito ai lavoratori l’uso delle mascherine per non spaventare l’utenza”.

Le reazioni della cooperativa Ampast

Secondo quanto riferisce Il Giorno, agli inizi di aprile presso il Don Gnocchi erano deceduti circa 140 ospiti, un numero  simile a quello del Trivulzio: quindi nel fascicolo d’inchiesta sono state accolte anche le denunce di familiari delle vittime. La cooperativa Ampast, nel frattempo, ha anche una contestazione disciplinare con sospensione ai lavoratori che hanno denunciati  i vertici il Don Gnocchi. E in questo contesto, la Fondazione sostiene “di aver legittimamente esercitato il proprio diritto contrattuale di ‘non gradimento’nei confronti della cooperativa Ampast” perché quei lavoratori “a mezzo stampa e televisione, avevano espresso giudizi gravi e calunniosi”.

Ilaria Paoletti

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