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Roma, 9 mar – Dal “non rinunceremo alla nostra normalità” in pochi giorni siamo passati al “dobbiamo cambiare le nostre abitudini”. E’ la forza dell’emergenza, una cosa alla quale siamo sostanzialmente disabituati e che in questi ultimi giorni, con i contagi da coronavirus in aumento vertiginoso e l’approvazione del decreto più grave dal dopoguerra ad oggi, sta avendo un impatto senza precedenti sulle nostre vite. Più preparato di buona parte di noi sarà senza dubbio Piero San Giorgio, autore di “Sopravvivere al collasso economico” e vero “guru” del survivalismo. Le sue teorie sul come affrontare possibili scenari post-apocalittici, da alcuni considerate magari un po’ estreme, sembrano invece assumere una certa attualità proprio nei giorni di una crisi pandemica che pare destinata a cambiare radicalmente il nostro stile di vita nel futuro prossimo. Per questo lo abbiamo intervistato.



Piero che idea ti sei fatto della crisi causata dal Coronavirus? Il sistema rischia davvero di crollare? 

L’emergenza che sta colpendo l’Italia e il mondo interno non era inaspettata. Erano già stati fatti degli studi su come affrontare una situazione simile, solo che nessuna autorità è stata in grado di prendere delle misure veloci e della dovuta importanza. Come abbiamo visto la mortalità del virus è abbastanza bassa ma il vero problema è la sostenibilità dell’emergenza sul piano sanitario, con gli ospedali al collasso. L’epidemia è cominciata in Cina ma non abbiamo imparato nulla, non si è capito che era il momento di bloccare i voli e chiudere le frontiere. La verità è che hanno messo gli interessi economici davanti alla salute, trovandosi poi con l’emergenza sanitaria e problemi economici ancora più gravi. Per i prossimi 2-3 mesi è meglio non ammalarsi, qualsiasi malattia diventerà un problema. Entriamo in un terreno sconosciuto per la società globale, c’è il rischio che le cose non funzionino più. Con la gente che starà a casa e non potrà lavorare riempire i supermercati sarà sempre più difficile”.

Oggi la borsa di Milano ha perso l’11%. Stiamo andando verso il collasso economico?

Avremo una crisi economica incredibile almeno per i prossimi 3-4 mesi, il picco ci sarà tra maggio e giugno. In potenza si potrebbe avere una flessione anche dell’80%, sarà una crisi molto peggiore di quella del 2008. C’è da sperare che i contadini seminino in questa primavera, che chi lavora la terra non si ammali. Sennò quest’estate non ci sarà cibo.

Tu avevi detto che gli italiano sono bravi a gestire il caos. Dopo l’azione del nostro governo ne sei ancora convinto?

C’è da sperare che gli italiani abbiano un sistema immunitario migliore dei cinesi, anche se la situazione mi sembra grave perché il contagio è iniziato nel Nord Italia con persone anziane. L’Italia è un Paese vecchio, ma cinicamente dico che non impatta sull’economia la morte di persone anziane, impatta la chiusura delle città. Bisognava chiudere le città prima che la gente si ammalasse, rischia di ammalarsi il 70% della popolazione. Nelle terapie intensive i posti verranno dai ai giovani a discapito di chi ha più di sessant’anni. Colpa sì del governo ma anche dell’Oms, che non ha capito la gravità della situazione e il 15 gennaio ancora utilizzava toni rassicuranti.

Ci sono dei limiti politici strutturali nel sistema democratico rispetto alla gestione dell’emergenza?

Sì perché ci sono da prendere delle decisioni non democratiche, qui nessuno vuole prendere davvero in esame lo scenario che l’economia si fermi. Si è fatto troppo poco e troppo tardi, ora si fa quel che si può per rallentare la malattia.

Come affrontare la quarantena? Le persone oggi sono preparate per simili situazioni?

Servono anni di preparazione, non si può dire alla gente “fate così”. Sicuramente è fondamentale avere un po’ di scorta, avere in cibo, acqua e medicinali a sufficienza, cercare per quanto possibile di non fare ricorso agli ospedali, automedicarsi se si è in grado. Comprare riserve al supermercato è senza dubbio utile, resistere senza lavorare 2-3 mesi, senza amici su cui contare, è possibile.

Questa emergenza in qualche modo può rappresentare anche una opportunità per mettere in discussione il globalismo? 

Assolutamente, si deve rimettere in discussione la globalizzazione e il mito delle frontiere aperte ad ogni costo. Basta anche con la precedenza dell’aspetto economico sulla salute pubblica, privilegiare l’interesse dei nostri, del nostro popolo, sugli altri. Moriranno forse l’1-2% delle persone nei prossimi mesi, senza contare il caos economico. Agli italiani dico: state calmi, ma agite. Preparatevi a resistere 2-3 mesi dentro casa.

Davide Di Stefano



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6 Commenti

  1. Innanzitutto pena di morte per chiunque come i carcerati delinquenti rompono i coglioni allo stato subito sedia elettrica per tutti. E cosi’ si inizi con un po di pulizia.

  2. Questi periodi son la gioia dei vari John Rambo.
    Ma anche nei momenti più difgicili si vede il valore di una civiltà.
    Soprattutto se sicombatte insieme e uniti per difendere e ricostruire se necessario la civiltà.

  3. Dicevano che i “complottisti” erano matti, dicevano delle porte aperte sempre e comunque, delle sorti mirabolanti della socialdemocrazia ultraliberista, dicevanp che nn succede, dicevano che sono bufale e altre cacchiate….appunto dicevano…e mo?

  4. A questo Piero San Giorgio la paura generata dai media ha fatto novanta!! L’ 1-2% di morti che lui prevede sono dai 600 mila al 1.2 milioni di individui su una popolazione di circa 60 milioni di italiani!!!!Il film di fantascienza che si è sognato era in b/n o a colori? E ha preso cosa prima di addormentarsi???!!!
    Secondo l’Istituto superiore di sanità ogni anno in Italia muoiono 8000 persone per influenza.Per ora con questo cirus siamo a 470 circa quindi di cosa stà parlando l’esperto di sopravvivenza?!!

    • Peccato che per le altre influenze non chiudono nazioni intere. Per questa si. Perché? Forse tutto preparato? Probabile. Intanto la gente rischia il posto di lavoro e senza soldi non si vive.

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