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Milano, 12 mar – La Lombardia? Ormai è “l’epicentro di un terremoto che sembra non finire mai”. Un sisma infinito. Roberto Cosentini, primario della medicina d’urgenza dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, definisce così in un’intervista a Repubblica la situazione coronavirus lombarda. Ogni pomeriggio si ripete sempre lo stesso schema. “Una scossa e gli ospedali scoppiano”. E il sistema è ormai a rischio collasso: “Se non riusciamo a trovare subito altri letti, più medici e infermieri, in queste condizioni possiamo resistere ancora per poco“. L’epidemia va contenuta, e vi è un solo modo perché ciò possa avvenire: restare a casa. “Altrimenti il sistema sanitario va verso il collasso”.

Sono proprio le caratteristiche di ciclicità delle crisi ospedaliere che hanno portato Cosentini a paragonare l’emergenza a un sisma: “Nei primi giorni del contagio, gli infetti erano spalmati lungo tutta la giornata e si presentavano con febbri leggere e bronchiti modeste. Adesso seguono il picco febbrile del pomeriggio e arrivano già con polmoniti gravi, che richiedono terapie intensive e respirazione assistita”. Mentre in una polmonite normale i pazienti riescono a uscire dallo stato febbrile entro quattro giorni, nel caso del Covid-19 “siamo in media tra otto e dieci giorni”. L’emergenza ora riguarda la mancanza di posti letto: il rischio è quello “di non poter più accogliere e curare chi rischia la vita”.

Il medico passa poi a spiegare la nuova categorizzazione dei contagiati, che consta di tre classi: “Gli intubati, quelli che hanno bisogno di una ventilazione sub-intensiva e i pazienti meno gravi“. I turni di lavoro sono massacranti: “Tra medici e infermieri siamo 26, per ora uno solo si è ammalato. Un rianimatore, vestito con la tuta impermeabile, non resiste più di 6 ore: oggi ne fa 10 o 12“. Gli operatori si distribuiscono i tre turni tenendo più leggero quello notturno: “Il virus insegna che l’onda monta nel pomeriggio“.

Infine, il primario tratteggia un futuro a tinte fosche per come il virus sarà in grado di rivoluzionare il nostro mondo: “Una sanità totalmente diversa e anche una società irriconoscibile. Le nostre città e il nostro modo di vivere non potranno essere più quelli di prima”. Perciò seguita a “scongiurare le persone di restare a casa” per “evitare di essere sconvolte da una catastrofe reale”.

Cristina Gauri

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