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Roma, 15 mar – “Sono e siamo preoccupati. L’occasione che il Presidente del Consiglio e i Ministri competenti hanno avuto di mettere in sicurezza dal rischio contagio più cittadini possibili è naufragata stamattina insieme alle molte speranze che avevamo riposto nell’atteso incontro con le parti sociali iniziato ieri mattina e proseguito per buona parte della notte”. Con queste parole, vergate sul proprio profilo facebook, il segretario dell’Ugl Francesco Paolo Capone boccia senza mezzi termini il protocollo tra governo, sindacati e imprese firmato ieri per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro di fronte all’epidemia di coronavirus.

“Sicurezza o si chiude”

“Ci si aspettava – spiega Capone – che fossero differenziate le attività industriali e di servizio assolutamente indispensabili e quelle che seppur complementari potevano osservare il blocco temporaneo delle attività per permettere a molti moltissimi lavoratori di non esporsi a potenziali contagi”. Il segretario Ugl è conscio delle difficoltà – “so bene che non si può magicamente fermare tutto”, puntualizza – ma allo stesso tempo chiede che a coloro che continuano a svolgere le proprie mansioni, definiti “eroi”, vengano assicurate condizioni di sicurezza che, evidentemente, il decreto non offre.

Ciò che l’Ugl chiede è, al di là dei servizi essenziali – dalle forze di polizia ai vigili del fuoco, passando ovviamente per la sanità e l’industria agroalimentare – la cui operatività deve essere mantenuta, che per tutti gli altri settori “o siamo in condizioni di mettere in sicurezza i lavoratori o l’impianto produttivo deve chiudere“.

Coronavirus: “Per la sanità fatti, non parole”

A Capone ha fatto eco Gianluca Giuliano, segretario nazionale di Ugl Sanità, che in una nota denuncia l’assoluta insufficienza delle misure messe in essere a contrasto dell’epidemia del coronavirus e a prevenzione e tutela del personale sanitario.

“L’incremento costante del numero di contagiati dimostra come, a oggi, le iniziative non abbiano prodotto i risultati sperati e che quindi chi opera in prima linea sia sempre più a rischio. Riteniamo inaccettabile che, nonostante i nostri disperati solleciti, non siano state garantite neanche le minime condizioni di tutela di tutto il personale sanitario come dimostrato dai dispositivi di protezione individuale forniti in numero minimo o, a volte, addirittura assenti”, spiega.

“Da un lato gli operatori della sanità vengono definiti, a ragione, eroi, dall’altro si trovano sprovvisti di quegli strumenti minimi per affrontare una vera e propria guerra”, aggiunge, sottolineando che il tanto sbandierato piano di assunzioni ha partorito solo rapporti di lavoro precario e autonomo: “Anche la vicina Albania, per esempio, ha destinato 1000 euro in più sullo stipendio di chi lotta tutti i giorni per salvare vite. Per questo – conclude – a nome dei tantissimi operatori sanitari chiediamo di intervenire immediatamente, in maniera seria e responsabile, mettendo come priorità assoluta la loro tutela”.

Filippo Burla

1 commento

  1. I rappresentanti di se stessi cercano disperatamente un palcoscenico su cui esibirsi, pure il Teatro Coronavirus per loro va bene, ma la platea è vuota, inesorabilmente senza pubblico. Pur contando come il due di coppe quando regna bastoni, non demordono mai. Però, al posto degli agognati applausi, per loro ci sono sempre fischi e pernacchie.

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