Roma, 3 gen — Andrea Crisanti e il suo sconfinato amore per catastrofismi e melodrammi vari. In questi ultimi tre anni abbiamo imparato a conoscerlo bene, lui e la sua predisposizione a drammatizzare a suo vantaggio (o a vantaggio del catastrofismo pandemico) qualsiasi tipo di narrazione, per poi abilmente schierarsi dalla parte opposta con il rituale «io ve lo avevo detto» quando i dati sconfessavano le sue precedenti bordate. Qualcuno lo chiamerebbe gaslighting, forma di manipolazione psicologica subdola messa in atto con l’intento di confondere la propria vittima.

Ora, con altrettanta melodrammatica enfasi, il neoeletto senatore ed ex professore di Microbiologia dell’Università di Padova cerca di trarsi d’impaccio dalla «faida dei tamponi» della Regione Veneto — terreno di scontro tra Zaia, gli attuali vertici della sanità regionale e lo stesso Crisanti — dando del «malvagio» a Zaia. Prima però, è necessario un breve riassunto di quanto sta accadendo in questi giorni in Veneto.

Crisanti e Zaia, che telenovela

Tutto parte dall’indagine della Procura di Padova su Roberto Rigoli, ex direttore del laboratorio di microbiologia di Treviso, e Patrizia Simionato, dg di Azienda Zero, sulla base di un esposto partito dal professor Crisanti. Nell’autunno 2020, in piena ondata Covid Rigoli aveva dato l’ok per l’acquisto di migliaia di tamponi rapidi (con una maxi commessa da 148 milioni di euro), basandosi su di un test di efficacia che, secondo i pm, non era mai stato effettuato. Per Crisanti i test sarebbero stati poco affidabili, circa al 70%, facendo scattare l’indagine.

Rapporti deteriorati

Nelle intercettazioni depositate agli atti e rivelate da Report, emerge il deteriorarsi dei rapporti tra Zaia — non indagato — che dice di avere Andrea Crisanti nel «mirino» e di volerlo «mandare a schiantare» e il neoeletto senatore Pd. La frattura tra i due si era aggravata appena dopo la «luna di miele» della prima ondata, quando Crisanti, sgomitando forse per non perdere rilevanza, aveva iniziato a mettere in dubbio la bontà delle decisioni dello staff di Zaia. «Il rapporto si è incrinato quando ha attribuito il merito della gestione alla dottoressa Russo, dimenticandosi di ciò che avevo fatto io. Evidentemente gli facevo ombra, preferiva circondarsi di gente che politicamente la pensa come lui», questa la campana di Crisanti.

Il vittimismo sconfinato di Crisanti

Da qui il vittimismo di Crisanti, che nel frattempo si è dimesso dalla cattedra di Microbiologia dell’Università di Padova per  «tutelarmi legalmente senza mettere in imbarazzo l’Ateneo, che collabora con la Regione»: «È malvagio, Zaia è malvagio, non c’è altra spiegazione», si lagna ai microfoni di Repubblica. «Possono essere in disaccordo su aspetti tecnici e avere opinioni politiche diverse, ma pensare che un presidente della Regione utilizzi tutta la sua forza e le sue leve per danneggiare in maniera illecita chi sta cercando di metterlo sulla giusta strada… A me pare di una gravità inaudita. Cosa siamo diventati, la Repubblica delle banane? Se fossimo in Inghilterra Zaia sarebbe costretto a dimettersi».

Non pago del vittimismo, rincara la dose con altra inutile prosopopea: «Inseguirò Zaia fino alla fine del mondo per inchiodarlo su qualsiasi responsabilità che possa avere nei miei confronti. Questo regime di intimidazione nel Veneto deve finire». E perché non paragonarsi anche a Galilei, già che ci siamo? «Era dai tempi di Galileo che non si vedeva uno scienziato denunciato da un’entità pubblica per una ricerca». Il cielo è il limite da superare per Crisanti.

Cristina Gauri

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