Roma, 24 gen – Abbiamo già evidenziato in un articolo del novembre scorso che i numeri dell’Istituto superiore di sanità (Iss) non tornavano. Nello specifico, abbiamo riscontrato una forte discrepanza tra il numero dei vaccinati in terapia intensiva e il numero dei vaccinati deceduti. Per questo motivo, avevamo contattato l’Iss per chiedere dove e come morissero i vaccinati che non passavano, prima del decesso, dalla terapia intensiva. “Le differenze sono dovute al fatto che un certo numero di soggetti muore senza passare dalla terapia intensiva, oppure ci è passato prima, poi è uscito e poi è morto. Tenendo conto di questi fattori non si riscontrano discordanze”, fu la risposta dell’Istituto superiore di sanità. Permanendo tale sostanziale discrepanza, abbiamo ricontattato l’Iss che ci ha confermato la versione del novembre scorso. Per capire, se tale differenza nei dati si verificasse anche in altri Paesi, abbiamo analizzato i rapporti settimanali pubblicati dalle autorità di altre Nazioni con un tasso di popolazione vaccinata simile all’Italia. Inoltre, è utile ricordare anche il pastrocchio andato in scena durante la conferenza stampa del 10 gennaio, in cui il ministro Roberto Speranza mostrò un’infografica dell’istituto superiore di sanità in cui venivano evidenziati, tramite pittogrammi (omini di diversi colori e dimensioni), il numero dei ricoverati in terapia intensiva, suddivisi per stato vaccinale, riferiti al periodo dal 12 dicembre 2021 al 12 gennaio 2022. Nel rapporto successivo dell’Istituto superiore di sanità, riguardante il periodo dal 26 dicembre 2021 al 26 gennaio 2022, sono cambiati drasticamente i numeri riguardanti lo stato vaccinale dei ricoveri in terapia intensiva: i non vaccinati sono aumentati, passando da 6.660.263 a 6.873.025, come se 212.762 persone si fossero “svaccinate”, e i vaccinati con terza dose sono drasticamente diminuiti, passando da 8.102.818 a 5.697.985. L’Istituto superiore di sanità si è poi giustificato in un tweet: “Nel report di questa settimana è stata data la popolazione già corretta per età e periodo di riferimento, non quella ‘grezza’ usata nell’infografica della settimana scorsa”, ovvero quella mostrata dal ministro Speranza.

La correttezza dei dati dell’Istituto superiore di sanità è fondamentale perché, su tali dati, il governo Draghi poggia le motivazioni di ogni restrizione, dal green pass all’obbligo vaccinale. Su quei dati, è basato poi anche il successo del “governo dei migliori” nella gestione della pandemia. Ricordiamo, inoltre, che Mario Draghi, gli esponenti del governo e i tecnici hanno già divulgato disinformazione, come avevamo documentato in un articolo precedente.

Il confronto dei dati italiani sul Covid con quelli del Regno Unito

Italia e Regno Unito presentano tassi di popolazione vaccinata simili, ma i dati sulle ospedalizzazioni e sui decessi sono molto differenti. La UK Health Security Agency, come l’Istituto superiore di sanità, pubblica un bollettino settimanale di sorveglianza della pandemia. Abbiamo confrontato l’ultimo bollettino della UK Hsa a quello dell’Iss, partendo dal numero dei nuovi positivi rilevati nei periodi presi in esame (20 dicembre 2021 – 16 gennaio 2022 per i dati britannici e 17 dicembre 2021 – 16 gennaio 20221 per i dati italiani). Per far emergere le differenze in modo più rilevante, abbiamo aggregato per entrambi i Paesi i dati dei vaccinati con una, due e tre dosi, anche perché in questa analisi non stiamo mettendo in discussione l’efficacia del vaccino. Nei dati britannici riguardanti i nuovi positivi non risultano particolari differenze.

La UK Health Security Agency non fa distinzione tra ricoverati in terapia intensiva e ospedalizzazioni come l’Istituto superiore di sanità. Per questo motivo, abbiamo aggregato i dati italiani. I dati britannici si riferiscono al periodo dal 20 dicembre 2021 al 16 gennaio 2022, mentre quelli italiani al periodo dal 3 dicembre 2021 al 2 gennaio 2022.

Come evidenziato dal grafico, le differenze in questo caso sono rilevanti. Nel Regno Unito, il 68 per cento degli ospedalizzati è vaccinato, mentre in Italia il 53 per cento.

Anche dal raffronto dei decessi per Covid emerge una profonda differenza. Nel Regno Unito, il 74 per cento dei morti era vaccinato, mentre in Italia il 53 per cento.

Il confronto dei dati italiani sul Covid con quelli della Scozia

Anche l’agenzia governativa scozzese Public Health Scotland pubblica un bollettino settimanale sull’andamento della pandemia. Nell’ultimo, riguardante i dati Covid dal 18 dicembre 2021 al 14 gennaio 2022, quindi il medesimo periodo del bollettino dell’Istituto superiore di sanità, emergono nette differenze rispetto ai dati italiani, soprattutto per quanto riguarda ospedalizzazioni e decessi.

In Scozia, il 79 per cento degli ospedalizzati è vaccinato, mentre in Italia il 53 per cento. Addirittura, l’87 per cento dei decessi per Covid era vaccinato, contro il 53 per cento dell’Italia.

Il confronto dei dati italiani sul Covid con quelli della Spagna

Il ministero della Salute spagnolo pubblica settimanalmente un bollettino. Nell’ultimo, riguardante i dati Covid dal 15 novembre 2021 al 9 gennaio 2022, si evidenziano sostanziali differenze rispetto a quello dell’Istituto superiore di sanità. Sebbene i dati riguardanti i nuovi positivi della Spagna siano simili a quelli dell’Italia, le diversità emergono sensibilmente nei numeri dei ricoveri in terapia intensiva.

In Spagna, il 56 per cento dei ricoverati in terapia intensiva è vaccinato, mentre in Italia è il 35 per cento.

In Spagna, il 72 per cento degli ospedalizzati è vaccinato contro il 54 per cento dell’Italia.

Pure dal raffronto dei decessi per Covid emerge una profonda differenza. In Spagna, il 69 per cento dei morti era vaccinato, mentre in Italia il 53 per cento.

Il confronto dei dati italiani sul Covid con quelli di Israele

Nel suo rapporto, il governo israeliano riporta solo i dati delle ospedalizzazioni e dei decessi suddivisi in settimane. Abbiamo perciò aggregato i dati delle ultime tre settimane, dal 26 dicembre 2021 al 15 gennaio 2022.

In Israele, il 65 per cento degli ospedalizzati è vaccinato, mentre in Italia è il 53 per cento.

Nei numeri dei decessi, non c’è una differenza sostanziale tra i dati israeliani e quelli britannici.

Le macroscopiche differenze tra i dati italiani e quelli degli altri Paesi

L’Istituto superiore di sanità ha cambiato più volte in corso d’opera le modalità di esposizione dei dati nel bollettino di sorveglianza pubblicato settimanalmente, a differenza degli altri Paesi che hanno solo aggiunto la terza dose nelle tabelle. Ciò può creare confusione nella consultazione e difficoltà nel confronto tra periodi diversi. Gli stessi pittogrammi producono una sproporzione visiva nella presentazione dei dati. Infatti, gli “omini” non variano solo in altezza, come le classiche barre, ma anche nell’area, causando una distorsione visiva in chi li osserva. Questo però non spiega le evidenti differenze tra i dati italiani e quelli degli altri Paesi che, peraltro, hanno un simile tasso di vaccinazione. Caduta la menzogna che solo i non vaccinati trasmettono il virus, i numeri dei non vaccinati ricoverati in terapia intensiva e nei reparti Covid vengono ora utilizzati dal governo Draghi per giustificare l’estensione dell’uso del super green pass e l’obbligo vaccinale, sfruttando la narrazione che sono i non vaccinati a mandare in sofferenza gli ospedali. Il 56 per cento dei vaccinati finiti in terapia intensiva della Spagna sortirebbe nei cittadini un effetto comunicativo diverso rispetto a quel “2 pazienti su 3 in terapia intensiva sono non vaccinati” dell’Italia. Come ha riportato La Verità, il bollettino del 19 gennaio di Cuneo parlava di 5 vaccinati sui 6 ricoverati in terapia intensiva, 4 vaccinati sui 7 trattati in semi intensiva e 61 vaccinati su 82 pazienti Covid nei reparti ordinari. Probabilmente Cuneo è una mosca bianca in Italia, ma qualche domanda è lecito farsela considerati i pastrocchi dell’Istituto superiore di sanità, quei “dati grezzi” e quel green pass come “garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiose” del presidente del consiglio Draghi. Come disse Gregg Easterbrook: “Se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa”.

Francesca Totolo

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