Roma, 24 gen – Si apre la battaglia per il Quirinale, ma oggi i partiti spareranno a salve: scheda bianca (forse fino a giovedì), perché non ci sono accordi né sul nome per il Colle né sul premier (in caso Draghi volesse davvero fare il Presidente). Salvo sorprese, dunque, fintanto che centrodestra e centrosinistra non trovino la quadra, alle prime tre votazioni trionferà la scheda bianca. E’ dalla quarta chiama, quando basteranno (si fa per dire) 505 voti per eleggere il capo dello Stato, che i partiti scopriranno le carte.

Quirinale, oggi alla prima chiama voteranno tutti scheda bianca

In queste ore abbiamo letto di tutto – nomi mandati allo sbaraglio dai quirinalisti e dalle voci di corridoio dei partiti (ché tanto non hanno reali possibilità) – ma sono due i nodi da sciogliere. Se Draghi vuole andare al Colle – ma noi riteniamo che non sia così – bisogna capire chi farà il premier e come farà l’ex numero uno della Bce a convincere la maggioranza a restare compatta e a non far cadere il governo. L’altro nodo è, se invece i partiti riuscissero ad avere la meglio su Draghi, incollandolo a Palazzo Chigi, come faranno a trovare un nome condiviso per il Quirinale. Ecco perché da oggi a giovedì, i partiti voteranno scheda bianca.

Nel muro contro muro, l’arma del centrosinistra è Draghi o Mattarella bis (che però andrebbe bene a tutti)

A sentire il centrosinistra – che non perde il vizio, Pd in testa, di dettare legge come se la democrazia fosse nelle loro mani e basta – ogni nome che farà il centrodestra sarà respinto. Minacce che trovano il tempo che trovano, peraltro. Visto che a questo giro è il centrodestra che dà le carte per il Colle. Infatti ha un numero maggiore di grandi elettori. Lo stallo creato da Berlusconi – che si è sì ritirato dalla corsa ma ha stoppato quella di Draghi al Colle – per ora non ha vie d’uscita. In effetti, il muro contro muro dei due schieramenti può portare solo a due soluzioni, a ben vedere. Draghi al Colle per non mandarci un nome del centrodestra. Oppure un Mattarella bis – soluzione ideale, a detta di Enrico Letta – sempre per non mandarci un nome del centrodestra.

Oggi l’incontro Letta-Salvini

In effetti, come abbiamo scritto, un bis dell’attuale capo dello Stato – nonostante i suoi ripetuti no – metterebbe tutti d’accordo. Ma soprattutto sarebbe la prosecuzione del ticket con Draghi a Palazzo Chigi che tutti vogliono, dalla Ue fino ai peones in Parlamento, terrorizzati dall’idea di un ritorno alle urne prima del tempo. Tutte ipotesi che fino a giovedì sono tutte valide, comunque. Intanto oggi proseguono gli abboccamenti (ci sarà l’incontro Letta-Salvini): il centrodestra dice apertamente no a Draghi al Colle. Ma in verità sarebbe pure disposto a ritrovarselo Presidente, a patto che prima si sia trovata un’intesa per il governo. In tal senso, almeno a sentire Repubblica, i due schieramenti potrebbero trovare un’intesa su Elisabetta Belloni premier.

Elisabetta Belloni premier se Draghi va al Colle (i partiti ci pensano)

Il nome della direttrice del Dis, Dipartimento per le informazioni della sicurezza, gira perché andrebbe bene a tutti, dalla Lega al M5S, e sarebbe la prima donna premier. A capo dell’intelligence del Paese, già segretario generale della Farnesina, non sarebbe diretta emanazione di Draghi – il quale magari pensava di andare al Colle piazzando un Daniele Franco ad eseguire i suoi ordini a Palazzo Chigi. Certo, magra consolazione per i partiti che comunque non esprimerebbero un premier politico nel senso classico. Ma almeno limiterebbero un minimo il potere di SuperMario. Potere che resterebbe viceversa intatto se Draghi rimanesse a Palazzo Chigi, con Mattarella costretto (o magari vuole essere soltanto pregato) al Quirinale.

Adolfo Spezzaferro

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