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Lecco, 31 mar – Dovrà vedersela coi giudici Massimo Panzeri, il sindaco di Merate finito nella bufera per aver consigliato a un disabile in difficoltà come aggirare una norma restrittiva anti Covid negli ultimi giorni del primo lockdown. Il primo cittadino, esponente della Lega e a capo della coalizione di centrodestra, è stato infatti rinviato a giudizio e ora rischia da sei mesi fino a cinque anni di carcere. È accusato di istigazione alla violazione di una legge di ordine pubblico, aggravata dalla sua funzione di sindaco.

Il sindaco di Merate rinviato a giudizio 

«Sono convinto di poter dimostrare che non c’è stata da parte mia alcuna istigazione a eludere le norme. Volevo solo aiutare i cittadini a comprendere le novità contenute nell’ennesimo Dpcm, mettendomi al loro servizio per chiarimenti e dubbi». Questa la dichiarazione rilasciata dal sindaco di Merate all’uscita dall’aula. I fatti sono accaduti lo scorso tre maggio. Nel corso di una diretta sulla pagina Facebook del suo gruppo, Panzeri aveva fornito indicazioni finite nel mirino degli investigatori della Digos di Lecco. Di qui l’acquisizione del video da parte delle forze di polizia che avevano poi inoltrato la segnalazione in Procura.

 «Sono un disabile, non posso camminare. Sono rinchiuso in casa da due mesi, posso andare a fare un giro in auto?», aveva chiesto un cittadino con difficoltà motorie. Parenzi, mosso a compassione dall’evidente situazione di difficoltà dell’uomo, aveva risposto dopo qualche tentennamento. «Non è opportuno, ma se la fermano piuttosto dica che sta andando a trovare un parente». Il sindaco di Merate aveva fornito la medesima indicazione a una donna che voleva portare ad aggiustare un elettrodomestico. «Se la bloccano può sempre spiegare che sta andando a fare la spesa. Ci sono tanti modi per “aggirare”, faccio per dire, queste norme, visto che è impossibile controllare in modo puntuale».

Panzeri: “Sono in buona fede”

L’intervento suscitò un vespaio di polemiche, culminato con l’azione penale nei confronti di Panzeri. «La mia buona fede è testimoniata dall’intera diretta Facebook, ancora visibile in rete — spiega il sindaco —. Non l’ho rimossa perché desidero che tutti possano vedere quanto accaduto. Sotto accusa trenta secondi su 25 minuti complessivi di dialogo con i cittadini in cui ho ribadito ripetutamente l’importanza di rispettare le regole, invitando i meratesi a mantenere tutte le precauzioni e ad accettare gli ultimi sacrifici. Ammetto che i due passaggi incriminati potevano essere affrontati con più cautela. Ma di fronte a un disabile rinchiuso in casa da mesi mi sono trovato in difficoltà. Non c’era dolo, non c’era istigazione». Il processo inizierà l’8 novembre.

Cristina Gauri

 

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