Roma, 26 set — Roberto Saviano, una vita sospesa tra il crasso privilegio e l’abuso di piagnisteo e vittimismo. Con la vittoria del centrodestra si è avverato il peggior incubo a tinte nere del bardo cosmopolita, che come molti suoi colleghi intellò si sta prefigurando un futuro a base di olio di ricino, passi dell’oca, lager per gay e immigrati e distopie teocratico-patriarcali alla The Handmaid’s Tale.

Roberto Saviano e la promessa di espatrio

In tale prospettiva, nei giorni scorsi molte vestali dell’establishment diritti-e-caviale (Saviano in testa) avevano manifestato l’intenzione di volere espatriare in caso di vittoria della Meloni. «Non sarà più un Paese per democratici»… Espatrio che i detrattori avevano accolto con grande entusiasmo: «Se proprio ci tenete ad andarvene, potete farlo pure subito», questa la reazione più quotata. Ebbene, il momento della verità è giunto, Meloni e alleati governeranno lo Stivale e di conseguenza gli utenti delle piattaforme social invitano in massa l’autore di Gomorra alla coerenza — gli riuscisse almeno una volta nella vita — esortandolo a fare i bagagli e varcare i confine.

L’ennesima recita da vittima

E Saviano, che — nonostante la prossemica possa trarre in inganno — non è certo stupido, riesce a passare per martire perseguitato per l’ennesima volta, ribaltando le carte in tavola. «Leggo #Saviano in tendenza perché gli elettori di Meloni mi “invitano” a lasciare il Paese», twitta. «Questi sono avvertimenti. Questa è l’Italia che ci aspetta. Stanno già stilando una prima lista nera di nemici della patria, alla faccia di chi diceva che il Fascismo è un’altra cosa». Il coraggioso Roberto si «dimentica» che le liste di proscrizione e i dossieraggi sono abitudine della sua compagine politica, e soprattutto che nessuno lo sta «avvertendo»: piuttosto lo si sta invitando a mettere in pratica ciò che da egli era stato annunciato a più riprese.

Certo è che ora, per lo scrittore, si presenta un bel dilemma: è più vittima se espatria o se rimane in Italia? E in Italia come potrà difendersi dalle liste nere? Chiederà al ministro dell’Interno del fascistissimo governo Meloni che gli venga aumentata la scorta? Grande è la confusione sotto il cielo, e grasse le risate. 

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Non voglio certo infierire su questo argomento, ma ricordiamo che non molto tempo fa anche i simpatici FERRAGNES e la spiritosa LITIZZETTO hanno minacciato di andarsene dall’Italia se fosse passata la destra, vorrei dire a questi signori insieme a tutti quanti ci hanno stressato fino ad ora , di togliersi dai coglioni una vota per tutte. Grazie

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