Roma, 12 feb – “Non ci vedrete in tv o sui giornali”, aveva promesso Santori a Regionali dell’Emilia-Romagna concluse. Ovviamente non gli aveva creduto nessuno, e quindi eccolo tornare alla carica assediato dai microfoni dei giornalisti, dopo l’incontro di due ore, avvenuto ieri, tra una delegazione di sardine e il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano. Parola d’ordine: tutto “molto bello”. “Un ottimo incontro, è bello incontrare ministri che partono da una formazione analitica, che partono dai dati, dalla ricerca, però contaminata da tanto umanesimo, da un approccio culturale molto vicino alla percezione del cittadino medio”, ha spiegato il mellifluo Santori con il suo vocabolario limitato a 3 aggettivi e 10 concetti ad incastro.

Parola d’ordine: bello

“Abbiamo ascoltato, a brevissimo sarà pronto il piano per il Sud, abbiamo portato un po’ di punti – ha aggiunto Santori –. E’ bello ricreare una connessione sia tra politica e cittadinanza che tra diverse aree del Paese, abbiamo trovato molto belle le parole del ministro Provenzano quando parla di ‘protagonismo della cittadinanza’“. Insomma, fallito l’aborto della democrazia partecipativa di casa M5S, ora ci toccherà sciropparci la balla della “cittadinanza protagonista”.

L’Erasmus Nord-Sud

E indica la proposta per rilanciare il sud che di lì a poche ore sarebbe diventata un meme. Infrastrutture? Edilizia scolastica? Poli lavorativi? Investimenti? Niente di tutto ciò: “Tra le nostre proposte, per cambiare il paradigma, perché non ripristinare fin dall’Università una sorta di Erasmus tra regioni del sud e del nord? – ha annunciato –. Perché un napoletano non può farsi sei mesi al Politecnico di Torino e un torinese sei mesi a Napoli o a Palermo per studiare archeologia, arte, cultura o diritto?”. Pare giusto: per migliorare le sorti del sud, le sardine propongono l’Erasmus al nord. Dopo la foto con Benetton rimarcano, con questa proposta, la prospettiva dalla quale guardano il mondo: classista e pericolosamente scollata dalla realtà. Qualcuno dica a Santori che l’Erasmus gli studenti del Sud lo fanno già: si chiama “emigrazione”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. Con i tempi che corrono, l’ “Orgasmus” va circoscritto nei costi e nei rischi. Nazionalisti paraculo economici?!

  2. sarebbe bello riuscissero a fare un erasmus tra i due neuroni che hanno nel cervello… magari comunicando riuscirebbero a produrre meno cagate

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