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Roma, 29 apr – Via libera del Parlamento europeo al green pass, ovvero il certificato verde digitale per gli spostamenti all’interno dell’Ue, altrimenti noto come passaporto vaccinale. Tecnicamente, l’Europarlamento ha seguito l’iter previsto al riguardo, adottando la proposta della Commissione europea. E non c’è stata neppure una grande discussione, visto che 540 deputati hanno votato a favore, soltanto 119 contro e appena 31 si sono astenuti. L’unica risibile questione è stata posta sulla durata del “certificato europeo Covid-19”, altrimenti definito “certificato verde digitale” dalla Commissione (apriamo e chiudiamo al volo una parentesi sull’avvilente discussione sul nome da affibbiare a questo documento, con un commento rapido: pietà).

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Cos’è il pass vaccinale Ue

In soldoni secondo gli eurodeputati dovrebbe restare in vigore per un periodo non più lungo di dodici mesi. Ma a cosa serve in sostanza? A certificare che un cittadino Ue sia stato vaccinato contro il Covid o che sia risultato negativo al tampone. Oppure, ancora, che sia guarito dal coronavirus. A prescindere poi dai singoli provvedimenti adottati dagli Stati membri, secondo il Parlamento europeo il green pass dovrebbe comunque funzionare. Tradotto: gli Stati dovranno rispettare un quadro giuridico comune.

“L’adozione della posizione del Parlamento europeo su un certificato verde digitale è un passo fondamentale verso viaggi liberi e sicuri quest’estate. Ora i negoziati possono iniziare i negoziati con il Consiglio Ue. Sosterremo e faciliteremo una rapida conclusione di queste discussioni”, cinguetta su Twitter il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Entro giugno avremo il gateway dell’Unione europea, sostenendo nel contempo l’introduzione tempestiva dei sistemi nazionali”, specifica la von der Leyen.

A cosa serve? A niente

L’Ue rassicura anche per quanto riguarda la privacy, sottolineando che i dati personali contemuti nel documento non potranno essere archiviati negli Stati di destinazioni del viaggiatore. E neppure verrà creata un’apposita banca dati centrali europea. Tutto bene dunque? Niente affatto, soprattutto perché questo mirabolante green pass è del tutto inutile.

Da Bruxelles, gli eurodeputati fanno infatti sapere che il certificato concepito per “riaffermare il diritto alla libera circolazione in Europa senza discriminazioni” in vista della stagione estiva, non servirà come documento di viaggio. E neppure potrà essere una precondizione per esercitare proprio il diritto alla liberare circolazione. Parlare di contraddizione sarebbe eufemistico. Perché stando così le cose, è forse più appropriato bollare il pass vaccinale semplicemente come una colossale buffonata.

Eugenio Palazzini

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