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Roma, 29 apr – Continua a far discutere l’ormai storica uscita di Michela Murgia sulla divisa del generale Figliuolo. Un’uscita che, c’era da aspettarselo, non ha fatto impazzire tutti coloro che indossano l’uniforme. Ed ecco che la scrittrice sarda, nelle inconsuete vesti d’agnellino scarificale, fa finta di cadere dal pero, lagnandosi delle reazioni negative alle sue parole: «La scorsa settimana sono andata a prendere un treno, e un poliziotto che doveva controllarmi l’autocertificazione mi ha chiesto se avessi paura della sua divisa», ha raccontato la Murgia durante Otto e mezzo.



Tutta colpa della Lega (ovviamente)

Alla domanda del poliziotto, continua la scrittrice, «ho risposto: “Fino a dieci secondi fa non ne avevo, ne devo avere?”. Lui mi ha detto: “Vada vada, ché è meglio”. È una cosa che dovrebbe succedere? Un poliziotto in servizio può fermare una cittadina?». Per la Murgia il punto è questo: l’agente in divisa «mi ha riconosciuta perché sono stata additata come una persona che aveva offeso tutte le uniformi d’Italia. In quella situazione ero una cittadina comune che cercava di prendere un treno. Il poliziotto doveva controllarmi l’autocertificazione e basta. Se lei non vede la dinamica di intimidazione, io la vedo». Anche in questo, inoltre, la colpa sarebbe – manco a dirlo – della Lega, da Matteo Salvini a Stefania Pucciarelli, sottosegretario alla Difesa.

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La Murgia, la divisa e la strategia del «piangi e fotti»

A questo punto, ospite in collegamento, Alessandro Sallusti fa sommessamente notare che la scrittrice sarda non è una comune cittadina, ma un personaggio pubblico, e che anche i suoi post contro Salvini orientano l’opinione degli italiani. E visto che molti si sono sentiti offesi per le sparate della Murgia sulla divisa di Figliuolo, la domanda di quel poliziotto era tutto sommato legittima, e che – presa in sé – non si configura come un atto di intimidazione. Intendiamoci: la retorica bellica sul Covid-19 è francamente imbarazzante, e qui la Murgia ha perfettamente ragione. Allo stesso modo, anche il culto destrorso dell’uniforme (a prescindere da chi e come la indossa) non scalda eccessivamente i nostri cuori. Tuttavia, dire che la divisa di Figliuolo mette paura «perché mi ricorda i dittatori» è già qualcosa di molto più impegnativo. E ci sta che un agente – con tutta l’educazione del mondo – te ne chieda conto. Altrimenti anche la Murgia, che si atteggia a pasionaria del femminismo più combattivo, altro non starebbe facendo che usare la cara vecchia (e indegna) strategia del «piangi e fotti». Che poi è, appunto, la strategia dei furbi e dei codardi.

Il video

Elena Sempione
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3 Commenti

  1. Direi proprio di no. Se una persona armata e pubblico ufficiale si rivolge a un cittadino senza e di punto in bianco gli chiede “hai paura?” direi che è un’intimidazione. Se poi dice “vada” che “è meglio”, è una seconda minaccia.
    Un agente non può comportarsi così.
    Ancor meno le forze dell’ordine possono chiedere conto ai cittadini delle proprie opinioni.

  2. te credo se uno non è abitato a sporcarsi le mani, a lavorare , a confrontarsi ha paura di tutto!
    Se uno fa il quaquaraqua sardino fannullone dietro plastica derivata dal petrolio alias PC quando vedi una divisa magari qualche senso di colpa ce lo hai , se magari hai molestato tutti gli italiani coi tuoi deliri pervertiti di sardo sardinica!

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