Roma, 11 mar — Odiare ti costa, tranne quando il bersaglio dell’odio sono i russi: lo ha deciso Meta, la società di Zuckerberg che comprende Facebook, Instagram e Whatsapp, che ha deciso di modificare la propria politica sull’incitamento alla violenza a sfavore del popolo russo.

«A causa dell’invasione russa dell’Ucraina, siamo tolleranti verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole sui discorsi violenti come ‘morte agli invasori russi’», ha fatto sapere a France Presse Andy Stone, capo delle comunicazioni di Meta, specificando che «continuiamo a non consentire appelli alla violenza contro i civili russi». Ma la linea di demarcazione pare sin da subito parecchio fumosa, e l’esperienza potrebbe suggerire che le maglie del controllo, in tal senso, non saranno così strette come l’azienda vorrebbe far credere.

Facebook consente messaggi di odio contro “l’invasore russo”

La rimozione temporanea della policy che limita messaggi di odio contro i militari russi sarà valida in Armenia, Azerbaigian, Estonia, Georgia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia e Ucraina. Gli italiani sono avvisati: per loro dovrebbe, in teoria, valere il ban. Sarà inoltre possibile, stando a quanto riportato da Reuters, «invocare la morte dei presidenti di Russia e Bielorussia, Vladimir Putin e Alexander Lukashenko, purché le minacce non contengano riferimenti ad altri soggetti o non risultino credibili sulla base di indicatori come la sede o la metodologia». In un’email inviata ai team di moderazione di Facebook e Instagram, Meta fa presente che la deroga riguarda messaggi di odio «diretti verso i soldati russi, a eccezione dei prigionieri di guerra, o russi quando è chiaro che il contesto è l’invasione russa dell’Ucraina (ad esempio se il contenuto menziona l’invasione, l’autodifesa et cetera)».

Il battaglione Azov “graziato” da Meta

«Stiamo facendo questo perché abbiamo osservato che in questo contesto specifico ‘soldato russo’ sta venendo utilizzato come riferimento all’esercito russo», prosegue l’email. «La politica sui messaggi di odio continua a vietare gli attacchi ai russi». Un’altra interessante deroga della politica contro odio e discriminazioni di casa Facebook riguarda l’abolizione temporanea delle limitazioni che proibivano di inneggiare al Battaglione Azov. Sarà possibile esprimersi favorevolmente verso la formazione nazionalista ucraina, precedentemente bandita da Zuckerberg, «nello stretto contesto della difesa dell’Ucraina o del suo ruolo come parte della Guardia Nazionale Ucraina».

La reazione di Mosca

La reazione della Russia non si è fatta attendere. «Chiediamo alle autorità di fermare le attività estremiste di Meta e prendere misure per portare i responsabili di fronte alla giustizia», è quanto si legge in un tweet postato dall’ambasciata russa a Washington, «gli utenti di Facebook e Instagram non hanno dato ai proprietari di queste piattaforme il diritto di determinare i criteri della verità e di mettere le nazioni l’una contro l’altra». E ancora, in una nota dell’ambasciata: «La politica aggressiva e criminale di Meta, che porta all’incitamento all’odio e all’ostilità nei confronti dei russi, provoca la nostra indignazione», mentre le azioni della società «sono l’ennesima prova della guerra dell’informazione senza regole dichiarata al nostro Paese. Le società dei media sono diventate soldati della macchina di propaganda dei circoli al potere in Occidente».

Cristina Gauri

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