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Roma, 2 ago – E’ rivolta all’ex caserma Serena di Casier (in provincia di Treviso), la struttura che ospita da tempo un centro d’accoglienza per richiedenti asilo e nella quale è sorto un focolaio di coronavirus con oltre 130 positivi (pur asintomatici), capaci da soli di far risalire le statistiche sui nuovi contagiati a livello sia regionale che nazionale. Parliamo di uno dei più grandi focolai dopo il termine del lockdown, tanto da costringere le autorità ad imporre misure straordinarie di confinamento: la caserma è stata di fatto isolata, con le forze dell’ordine a presidiare l’esterno della stessa. Una situazione che non ha tardato a far esplodere la rabbia degli “ospiti”.

Rivolta alla caserma Serena

Tutto è iniziato quando alcuni immigrati – sottoposti, al pari degli operatori, a controlli a tappeto – evidentemente scontenti della quarantena hanno preso d’assalto l’infermeria, danneggiando le brandine e distruggendo alcune apparecchiature informatiche, aggrendendo un medico e un’infermiera che stavano procedendo agli esami di rito.

Repentino l’intervento delle forze di polizia, incaricate della vigilanza di questa sorta di nuova “zona rossa”. Alla vista degli agenti, tuttavia, gli immigrati non si sarebbero calmati ma, armati di spranghe di metallo, avrebbero aggredito anche questi ultimi. Risultato: un gambiano di 28 anni, dopo essere stato bloccato non senza difficoltà, è finito agli arresti.

Già una rivolta a giugno

Non è la prima volta che la caserma Serena finisce agli onori delle cronache. Non più tardi dello scorso giugno, infatti, si erano registrati momenti di tensione. Quasi identico il motivo: uno degli immigrati era risultato positivo al tampone, facendo sorgere negli altri ospiti della struttura – che all’epoca alloggiava 330 sedicenti “profughi” – la preoccupazione, incuranti della possibilità di essere veicoli di contagio per la popolazione locale della marca trevigiana, di potersi recare al lavoro. Ne era scaturita una ribellione, sedata solo dall’arrivo degli uomini delle forze dell’ordine.

Nicola Mattei

2 Commenti

  1. Irregolari (personalmente non passa il concetto che si possa chiedere asilo per qualsiasi cosa faccia comodo, altrimenti ogni italiano di buonsenso lo potrebbe chiedere a stati governati meno peggio), infetti e pure violenti.
    Li vedrei bene tutti (assieme agli altri facenti parte della categoria) a casa Lamorgese.