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Roma, 2 ago – Rwn Italia, società italiana del gruppo del Gruppo tedesco Rheinmetall Defence, riduce l’occupazione nello stabilimento di Domusnovas, nell’iglesiente. Un colpo durissimo per un territorio con un’economia che ruota attorno a questo stabilimento. I tagli saranno pesanti: 80 lavoratori a tempo determinato in meno, per non parlare dei 110 posti perduti da ottobre 2019 mentre per altri 90 inizierà la cassa integrazione. Molti penseranno che si tratti dell’ennesima azienda colpita dal lockdown, ma le cose stanno diversamente.

Perché Rwn taglia il personale?

Prima di entrare nel merito di questa vertenza, cerchiamo di conoscere meglio quest’azienda. Rwn in Italia ha due stabilimenti, a Ghedi (Brescia) e appunto a Domusnovas in Sardegna. Nello stabilimento iglesiente si producono munizioniamento, spolette, testate esplosive e bombe d’aereo per la Nato e i suoi “amici”.

Tra gli alleati del Patto Atlantico spiccano l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Questa non è certo una novità: nel 2019 i nostri parlamentari hanno scoperto che nella guerra contro lo Yemen venivano usate armi prodotte in Italia, in particolare a Domusnovas. Per questo, i nostri sagaci deputati e senatori hanno approvato una mozione parlamentare che impegnava il governo ad “adottare gli atti necessari a sospendere le esportazioni verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti di bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen”. Il primo firmatario (e se ci pensate non poteva andare diversamente) è stato il cittadino-deputato Pino Cabras del Movimento 5 Stelle. Ovviamente nessuno ha pensato ai danni che questa scelta poteva avere sull’economia italiana e sulla sua credibilità.

Il grido d’allarme dell’azienda

Sono state queste le ragioni che hanno spinto l’ingegner Fabio Sgarzi, amministratore delegato di Rwn Italia ad esprimere tutta la sua preoccupazione in un’intervista concessa a Start Magazine. Scarzi spiega nei dettagli la vicenda ricordando che: “Dal 29 luglio dello scorso anno (quando la Rwm Italia fu oggetto del provvedimento di sospensione) l’azienda, con la collaborazione dei sindacati si è sempre adoperata per dare continuità lavorative alla maggior parte dei dipendenti. Con un grande sforzo organizzativo è stato rivisto il programma di produzione, anticipando tutte le lavorazioni possibili, e collocando una parte dei lavoratori in altri settori o nello stabilimento di Ghedi”. Poi, però ad aggravare una situazione già compromessa è arrivato il lockdown.

“L’attuale portafoglio di ordini di Rwm Italia – prosegue l’ad – che prevedono attività produttive nell’insediamento di Domusnovas è di circa 420 milioni di euro, di cui 327 milioni non producibili, poiché sono relativi ai contratti sospesi con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Dei restanti 93 milioni di ordini eseguibili, nessuno proviene dallo Stato italiano e nulla finora è in vista o in discussione”. Ma non è stato il Covid-19 a mandare a gambe all’aria questa azienda.

“Nell’ultimo anno – conclude Scarzi –  l’attività commerciale per l’acquisizione di nuove commesse si è fatta sempre più difficile, per la crescente mancanza di fiducia nella possibilità della nostra società di onorare i contratti firmati, a causa della sospensione delle licenze di esportazione decisa dal Governo”. In sintesi, il nostro governo non si è mostrato pacifista ma semplicemente ipocrita. L’anno scorso, infatti, il ministero della Difesa dichiarò, in risposta a interrogazione parlamentare, che Rwm Italia rappresentava “un asset strategico per il Dicastero e per il Paese”.

Il tempo stringe

Strano modo per difendere gli interessi nazionali. Prima si esalta l’azienda e poi un deputato di maggioranza le impedisce di onorare i contratti che danno lavoro a decine di famiglie. Il peggio inizia ora. Come è stato detto, ad agosto, terminate tutte le produzioni inerenti ai contratti in essere, nello stabilimento sardo non saranno rinnovati i contratti a circa 80 lavoratori a tempo determinato. In più partirà la cassa integrazione per decine di lavoratori. Senza contare i 110 operai a cui non è stato possibile dare continuità lavorativa da ottobre 2019.

I tedeschi, però, non vogliono abbandonare la Sardegna. Per questo la dirigenza, insieme alle Rsu, farà richiesta di attivazione della Cassa integrazione straordinaria a partire da ottobre. Certo a questo punto il governo deve decidersi da che parte stare. La politica industriale non può essere come la tela di Penelope. Il comportamento di Palazzo Chigi finora ha favorito solo i nostri concorrenti.

I pacifinti minano la nostra credibilità internazionale

Sarebbe sbagliato liquidare questa vicenda come una vertenza qualsiasi. Il commercio delle armi con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi uniti era fiorente fino al 2019. Il portafoglio ordini di Rwn Italia SpA era rappresentato per l’87% dai contratti con Ryadh e Abu Dhabi. Poi all’improvviso qualcuno tira il freno a mano sull’autostrada provocando un tamponamento a catena. La guerra in Yemen continua. L’Italia, infatti, si è limitata a condannare i fatti di sangue, senza schierarsi apertamente con il popolo yemenita, in nome di un antico legame.

I sauditi compreranno le armi da altre aziende straniere. Rwn rimarrà senza commesse e difficilmente potrà stipulare nuovi contratti.

Chi si fiderebbe di un’azienda che, in un settore storicamente delicato come quello della difesa, si fa bloccare dall’emendamento di un deputato grillino? Nessuno. Purtroppo, per l’ennesima volta ci siamo giocati la nostra credibilità internazionale. Sarebbe, però, stupido meravigliarsi. Cosa potevano aspettarsi gli italiani che hanno affidato la nazione a chi pensa che le guerre si fanno solo per accontentare le aziende che producono armi?

Salvatore Recupero

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