Roma, 13 feb – Riesplode la protesta del latte in Sardegna. Tre anni dopo la guerra dei pastori sardi, il “cessate il fuoco” garantito nel 2019 è di fatto terminato. Domani, 14 febbraio, è prevista infatti una grande manifestazione pacifica che si svolgerà all’altezza del ponte tra Bitti e Sologo – poco dopo Nuoro in direzione Olbia -, esattamente dove tutto ebbe inizio con il latte riversato per strada.

Latte, i pastori sardi: “Peggio di prima”

“Oggi la situazione è anche più grave di quella che si viveva allora”, dice Gianuario Falchi, portavoce dei pastori indipendenti. “Diciamo pure che è drammatica perché l’effetto calmierante del prezzo del latte, che in qualche caso ha superato un euro a litro è stato cancellato dagli aumenti che riguardano mangimi e concimi, gasolio ed energia elettrica”. Gravi problemi a cui vanno aggiunti quelli causati dalla siccità. “Non abbiamo più soldi per dare da mangiare alle greggi e non c’è nessun segnale da parte di politica e sindacati per chiedere lo stato di calamità naturale”, afferma ancora Falchi. “A questo dobbiamo aggiungere poi gli incendi e la lingua blu”.

“In passato abbiamo raggiunto il risultato del prezzo del latte, ma non è servito, oggi siamo tutti in ginocchio”, tuona Nenneddu Sanna, un altro portavoce del movimento autonomo dei pastori sardi. Sanna cita un dato emblematico: “Un’azienda che mediamente pagava 380 euro al mese di energia elettrica, questo mese si è vista recapitare una bolletta da 900 euro. E non parliamo dei rincari che riguardano, gasolio, concimi e mangimi che non possiamo portare perché il trasporto costa più della materia prima”. E non è tutto, perché “basta guardare sui social per vedere quante aziende o capi di bestiame sono in vendita. Il settore è allo stremo”, dice Sanna.

Alessandro Della Guglia

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