Napoli, 18 mar — Era giudice onorario presso il Tribunale dei minori di Napoli durante il giorno, ma una volta a casa smetteva i panni del tutore dei più indifesi e indossava quelli del predatore online di ragazzine. Per questo il protagonista in negativo di questa vicenda, un 48enne, è stato condannato a dieci mesi di reclusione per adescamento di minori. Lo riferisce NapoliToday.

Il giudice dei minori adescava ragazzine online

Lo ha stabilito il Tribunale di Roma, che ha respinto la richiesta di assoluzione della Procura. La denuncia era scattata grazie a un parente dello stesso giudice, dietro consiglio della moglie che aveva scoperto le sordide attività del togato nel periodo tra dicembre 2016 e gennaio 2017. In quei mesi l’uomo navigava su Facebook sotto falso nome: Cristian De Cerame era l’alias che l’adescatore si era scelto per fare presa sulle ragazzine.

Apprezzamenti osceni

Il primo adescamento per cui è stato condannato risale al dicembre del 2016. L’uomo aveva contattato Paola (nome di fantasia), 16 anni, profondendosi in complimenti sul suo aspetto fisico. La ragazzina, pur evitando di rispondere scortesemente, aveva accolto le avance con freddezza. Il giudice aveva allora insistito con apprezzamenti più spinti: «Deve essere stupendo fare l’amore con te». Oppure: «Mi fai venire in mente certe cose…». Le volgarità proseguono in maniera sempre più esplicita, finché «Paola» tronca la conversazione. Dopo qualche giorno il 48enne ci riprova, con un’altra sedicenne. Il copione è identico: un’escalation di complimenti sempre più spinti («Quando guardo le tue foto mi eccito e mi fai impazzire»), finché la ragazza decide di interrompere la conversazione.

Più di duemila “bersagli”

«Speriamo che per le vittime non ci siano conseguenze» è l’auspicio dell’avvocato Monica Nassisi, legale delle due ragazzine, costituitesi parti civili attraverso l’associazione la «Caramella Buona»: «Mi risulta che il giudice sia stato sospeso». I casi delle due minorenni sono quelli per cui la «toga» è stata condannata in primo grado a dieci mesi. Ma ci sarebbero molte altre vittime, poiché l’attività del 48enne sui social copre un periodo più ampio, così come ricostruito dall’associazione: per la precisione, tra il 17 giugno del 2016 e il 6 luglio del 2017. In tutto quel periodo il giudice avrebbe contattato 2.258 utenti diversi su Facebook, bersagliandoli con frasi oscene e contenuti sessualmente espliciti.

Cristina Gauri

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