Pistoia, 18 nov — Neanche l’ordinanza di sgombero che pende sulla sua parrocchia-centro di accoglienza riesce a frenare la lingua di don Biancalani. L’occasione della crisi diplomatica tra Italia-Francia sul «rimpallo» non ancora risolto dei clandestini a bordo della Ocean Viking rappresentava un’occasione troppo ghiotta per dare aria alla bocca e imbarazzare sé stesso.

Biancalani perde un’occasione per stare zitto

«Ha ragione la Francia. Le persone che scappano da violenze e torture devono essere salvate, specialmente se sono in pericolo in mezzo al mare, e subito portate al sicuro. Siamo in mano a politici improvvisati», ha polemizzato Biancalani sul suo profilo Facebook. Polemica sterile e pretestuosa dal momento che sono i clandestini a pagare lautamente gli scafisti per essere traghettati attraverso il Mediterraneo; scafisti spesso in combutta con le Ong che pattugliano le coste per usufruire del servizio di «taxi del mare» e farsi scaricare entro i nostri confini.

Per quale motivo, inoltre, solo il nostro Paese dovrebbe farsi carico di «salvare» gli immigrati? Biancalani non lo spiega: evidentemente li vuole tutti per sé, i clandestini. Vuol loro così bene da farli vivere stipati nella sua parrocchia a centinaia, ammassati in canonica e in chiesa tra spazzatura, topi e derrate alimentari marcescenti. Per la gioia dei residenti della zona, esasperati dal degrado e dagli episodi di violenza che esplodono ininterrottamente tra gli ospiti del don.

Arrivano le diffide

Lo certifica la pila di diffide arrivate al tribunale di Pistoia con cui una residente di Vicofaro, la cui abitazione confina con la parrocchia di Biancalani, chiede all’amministrazione comunale i danni subiti a causa della convivenza con i fratelli migranti. «Ho tenuto duro in questi anni — ha raccontato a La Nazione — e non volevo arrivare a questo punto, ma ora basta perchè nei restauri di questa casa sono andati i risparmi di una vita e ora subisce infiltrazioni in più punti che rendono anche impossibile usare alcune aree, come la veranda del giardino, che era il nostro salotto verde, e sulla quale ora colano sporcizia e liquidi maleodoranti riversati dalle finestre e quindi sul lastrico solare, e poi ancora in casa mia, da dove, ogni giorno, vedo le condizioni in cui versa il chiostro, sempre pieno di sporcizia».

Cristina Gauri

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