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Roma, 4 mag – Italiani, piano a cantar vittoria: «Se i contagi salgono tra due settimane richiudiamo tutto». A smorzare gli entusiasmi che accompagnano la timida, claudicante riapertura contestuale alla fase 2 ci pensa il consigliere del ministro della Salute – nonché talentuoso ex-attore – Walter Ricciardi, che in un’intervista a Repubblica avverte sull’importanza di non abbassare la guardia e limitare al minimo i già ben pochi spostamenti concessi in questo nuovo capitolo dell’epidemia.

Ricciardi è parecchio indispettito dal fatto che i suoi connazionali, nei giorni scorsi, si sono timidamente avventurati fuori dagli arresti domiciliari a cui erano costretti da due mesi: «Già da qualche giorno si vedono tante persone in giro. Le situazioni che abbassano il distanziamento fisico mettono a rischio la salute di tutti. Ma voglio ricordare che come si è aperto si può anche richiudere – minaccia l’ex presidente dell’Iss –. Per farlo abbiamo degli indicatori che ci permettono di prendere misure correttive nel caso di un ritorno dell’epidemia. Le chiusure se le cose vanno male avvengono automaticamente». Sembra di sentire il vicino di casa della nostra infanzia che urlava dal giardino «ve lo buco quel pallone». Ma lo capiamo: chiunque proverebbe fastidio se scoprisse che il popolo così duramente represso a furia di droni, sanzioni e terrorismo psicologico alla fine decidesse di rialzare leggermente il capo e ardire di ritornare alla vita pre-coronavirus. Scordatevelo, non è possibile – per ora e per chissà quanto. A tal punto che Ricciardi invoca «un cambiamento culturale per convivere con il coronavirus». Che tradotto significa: ci vuole il lavaggio del cervello, insomma, per ricacciare gli italiani nei loro appartamenti.

Che Ricciardi non fosse esattamente un fan dei propri connazionali, si era già capito in passato, quando aveva auspicato, per gli italiani tutti, uno scenario stile Grecia, così avrebbero compreso finalmente l’importanza delle misure lacrime e sangue dei filantropi Monti, Fornero & co. Le sue ultime dichiarazioni proseguono quindi su questa scia: i cittadini dello Stivale sono una massa di pecore ignoranti e irriconoscenti, da amministrare, schiacciare e plasmare «culturalmente» come meglio aggrada all’elite.

Per capire come vanno le cose serviranno «due settimane, è il tempo dell’incubazione ma anche dello sviluppo dei primi casi secondari. In quei 15 giorni si vedrà se la malattia torna a diffondersi in modo esponenziale. Ho visto un grande senso di responsabilità da parte loro, quando sono rimasti ha casa. Ma non so se nella nuova fase si terrà un comportamento costantemente virtuoso. È naturale e umano che ci siano le deviazioni». Meno male che sta arrivando il «cambiamento culturale». Partiamo sin da ora. Ricciardi avverte che il virus «si sta specializzando. Si diffonde, diversamente ad esempio della Sars, grazie agli asintomatici, quindi prima che la malattia si manifesti, ai lievemente sintomatici, ai casi conclamati e anche a chi è guarito clinicamente, cioè non ha più alcun problema di salute», spiega Ricciardi. «Non tutti hanno capito che bisogna aggredire complessivamente questi quattro stadi per non farlo circolare». L’importante è che finalmente lo abbia capito lui: sono quindi finiti i i tempi in cui sosteneva che fare i tamponi agli asintomatici non serviva? 

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Sono i personaggi come costui che vanno rinchiusi, ma non nelle loro ville o attici di lusso, bensì in GALERA, e buttando via la chiave, affinché non possano più nuocere a nessuno con le loro farneticazioni..

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