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Roma, 3 mar – La nave Ong Sea Watch 3 si sta rapidamente dirigendo verso il porto di Augusta – assegnato dalle autorità italiane – per scaricare 363 clandestini entro i nostri confini. Il tutto mentre ancora non si spengono le polemiche attorno all’indagine sulla Mare Jonio della Ong Mediterranean Saving Humans, accusata di di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di violazione alle norme del codice della navigazione.



Sea Watch 3 comanda a bacchetta il governo

Gli appelli-diktat della Ong al governo italiano, conditi dalle solite descrizioni sulle presunte «condizioni critiche» degli immigrati a bordo dell’imbarcazione, hanno sortito il loro effetto. «Le 363 persone a bordo di Sea Watch 3 sono esauste e hanno bisogno di sbarcare al più presto. Abbiamo chiesto a Italia e Malta l’assegnazione di un porto sicuro ma non abbiamo ancora ricevuto risposta». Questo il messaggio pubblicato su Twitter nei giorni scorsi dall’Ong tedesca.

Detto, fatto: l’autorizzazione di attracco al porto di Augusta, sito in provincia di Siracusa, è arrivata subito. Già schierati sul molo i soccorsi e il personale dell’azienda sanitaria per l’esecuzione di tamponi, che verranno effettuati direttamente sulla Sea Watch 3. Tutto come da prassi insomma: per gli italiani ostaggi dei Dpcm i confini esistono – non solo quelli nazionali o regionali, ma addirittura quelli dei propri comuni, dai quali non possono uscire; per gli stranieri, via libera.  

Le Ong festeggiano

Il recupero dei 363 clandestini da parte della Sea Watch 3 è avvenuto tra il 26 e il 28 febbraio scorsi, dopo sette mesi di blocco forzato. Un ritorno con il botto per la Ong tedesca che festeggia il provvedimento del Tar di Palermo che sospende il blocco alla Sea Watch 4, l’altra nave ferma nel porto siciliano dallo scorso settembre per diverse irregolarità. Prima fra tutte, quella di avere a bordo un numero troppo alto di persone rispetto alle dotazioni presenti a bordo di una nave da carico.

«Sono contento che la Sea Watch 4 possa lasciare il porto di Palermo per andare in mare e salvare vite – esulta il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – Anche durante la pandemia Covid-19 la strage dei migranti nel Mediterraneo non ha fine e dobbiamo prenderci cura delle vite e dei diritti. Di tutti, sempre e ovunque».

Cristina Gauri



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